Altro che taglio delle tasse. Casa e consumi nel mirino

«Spostare la pressione fiscale dal lavoro, riducendo le agevolazioni fiscali e aggiornando i valori catastali». Le «Linee guida per la definizione del piano nazionale di ripresa e resilienza» approvate ieri dal Comitato interministeriale per gli Affari europei, oltre descrivere in termini molto generali il piano di rilancio del Paese da realizzare con i 209 miliardi del Next Generation Eu, riportano interamente le raccomandazioni-paese, cioè le ricette che ogni anno l’Unione europea indica ai Paesi membri. Non la versione del maggio 2020, interamente dedicata alla rispose nazionali al coronavirus e molto light dal punto di vista della condizionalità, ma quella precedente datata 2019, prima della pandemia.

Un ritorno alla normalità che coinvolge anche le politiche fiscali. Le raccomandazioni, già da anni, indicano all’Italia l’urgenza di ridurre la tassazione sul lavoro e propone di cercare spazi fiscali nei «consumi» e nel «patrimonio». L’applicazione più ovvia sarebbe quindi l’aumento dell’Iva e il ritorno delle imposte sulla prima casa per alleggerire il costo del lavoro e degli altri fattori della produzione.

Nel capitolo fiscale delle «politiche di supporto» al piano, il governo si limita ad annunciare una «riduzione strutturale del cuneo fiscale sul lavoro tramite riforma Irpef in chiave progressiva», il «sostegno alla famiglie e alla genitorialità in raccordo con il Family act». Poi la «revisione dei sussidi», in particolare quelli dannosi per l’ambiente. Le semplificazioni e il contrasto all’evasione «promuovendo l’uso dei pagamenti digitali e migliorando le risorse delle agenzie fiscali e delle autorità di controllo».

Nessun cenno a patrimoniali sul mattone o a ritocchi dell’Iva, ma il riferimento alle raccomandazioni-paese pre crisi lascia aperto un varco a tutte le scelte.

Anche perché prima del Recovery il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri dovrà affrontare la Legge di Bilancio e, con tutta probabilità, non potrà contare sulle risorse Ue.

Il Recovery plan vero e proprio arriverà a gennaio. A ottobre potrebbe arrivare una versione intermedia, utile a ottenere il famoso anticipo del 10%. Un passaggio non scontato, ma anche un obiettivo fondamentale per il governo. Senza anticipo, i fondi dell’Ue saranno erogati a partire dalla prossima primavera. E il governo non potrà in nessun modo includere le risorse Ue nel bilancio 2021.

Una strettoia che potrebbe costringere il governo a scelte impopolari. Sul fisco, oppure imponendo alla maggioranza l’adesione alla nuova linea di credito del Mes. Un’ipotesi che nei pazzi romani si dà sempre più probabile.

Nelle linee guida si precisa che il Piano nazionale di ripresa e resilienza dovrà essere compatibile con gli obiettivi di finanza pubblica del Governo. I sussidi (82 miliardi) non peseranno né sul deficit né sul debito, mentre i prestiti (127 miliardi) peseranno sul debito. Il piano ribadisce l’impegno a ridurlo. Ma non c’è nessun cenno ad una indicazione precisa contenuta nelle raccomandazioni, cioè il rientro nell’obiettivo di medio termine, il pareggio di bilancio.

Prossima tappa del Recovery, il vertice di maggioranza convocato per oggi dal premier Giuseppe Conte. Il premier dovrà rassicurare i partiti della coalizione di governo, che temono di essere tagliati fuori. La risposta dovrebbe essere una sorta di parlamentarizzazione delle linee guida, con l’assegnazione del documento alle commissioni Bilancio e Politiche europee, con parere obbligatorio di tutte le altre. Un po’ come succede con la legge di Bilancio


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