Anche la Puglia in bilico. Il potere della sinistra sta andando in frantumi

Mancano 18 giorni al voto per le Regionali eppure i giochi sembrano già essere fatti. Sono i sondaggi a dirlo, facendo registrare una disastrosa sconfitta per le forze di governo (soprattutto il M5s), dilaniate da spaccature e litigi. Il governo giallorosso è in fibrillazione, perché se le cose andassero come dicono i numeri, l’unica strada per Conte sarebbero le dimissioni. Le percentuali vedono una vittoria schiacciante del centrodestra con un rotondo 6 a 1 (o 5 a 2). In ogni caso sarebbe la spallata definitiva alla già traballante maggioranza di governo. Tanto che Silvio Berlusconi non ha dubbi: «Le prossime elezioni confermeranno ancora una volta che il centro-destra unito è la maggioranza naturale del Paese». «Senza Forza Italia il centrodestra non esisterebbe», spiega il suo leader via Zoom durante un’iniziativa delle parlamentari del partito. Ma serve uscire dal recinto degli «elettori tradizionali», e «chiamare a raccolta quegli italiani che non vanno a votare perché disgustati dalla politica ma che se lo facessero, lo dimostra un recente sondaggio, lo farebbero per un partito moderato, liberale, di centro-destra. Secondo questo sondaggio sono più di 7 milioni».

Si vota in sette Regioni. E, dati alla mano, in cinque pare già tutto delineato. Secondo Noto sondaggi il centrodestra è in vantaggio in Liguria, Veneto, Marche, Puglia e Valle d’Aosta (dove non è prevista l’elezione diretta del presidente). Rimane fuori dalla classifica solo la Campania, dove, secondo il sondaggio Winpoll-Cise, il governatore uscente del Pd, Vincenzo De Luca, sarebbe il favorito col 58,6%, mentre lo sfidante Stefano Caldoro è dato al 28,9%, sostenuto da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Distaccatissima la candidata M5s Valeria Ciarambino al 9,9%.

Ma sono i numeri che arrivano dalla Toscana quelli che maggiormente preoccupano i giallorossi: si profila, infatti, per la prima volta nella storia, un testa a testa tra il candidato di centrosinistra Eugenio Giani (politico di lungo corso) con il 43% e l’enfant prodige della Lega Susanna Ceccardi (sindaco di Cascina, in provincia di Pisa) con il 42,5% dei consensi. Anche qui, come da tutte le altre parti, fuori dalla partita i grillini, con Irene Galletti all’8,3%. La rimonta del centrodestra in Toscana è tangibile e se andasse in buca questa palla, con la conquista della roccaforte rossa per eccellenza, sarebbe la fine per il governo. Per tutte le altre Regioni non c’è gara. Secondo Winpoll-Cise, in Liguria Giovanni Toti è al 60,1% dei consensi, Ferruccio Sansa (giornalista del Fatto quotidiano), candidato del centrosinistra, al 34,4%, mentre Aristide Massardo, che corre per Italia viva è al 4,3%.

In Puglia, secondo Emg, Raffaele Fitto distaccherebbe di ben cinque punti il presidente uscente del Pd Michele Emiliano. Per Ipsos (come spiegato dal grafico a sinistra), invece, Fitto può contare attualmente sul 41% dei consensi, mentre l’ex sindaco di Bari è dato al 39,4%. Il divario è più ampio se si guarda alle liste, a testimonianza di quanto sia centrale il voto disgiunto. La coalizione che sostiene Fitto è data al 42,4%, mentre quella a favore di Emiliano al 38,4%. In terza posizione la candidata del Movimento 5 stelle Antonella Laricchia (15,6%). Solo le briciole per Ivan Scalfarotto, fermo all’1,6% per Italia Viva.

Altro tasto dolente sono le Marche che, da roccaforte rossa, potrebbero passare al centrodestra. La rilevazione di Winpool-Cise assegna al meloniano Francesco Acquaroli un 51,8%; Maurizio Mangialardi del centrosinistra è dato al 36,1% e Gian Mario Mercorelli del M5s è al all’8,9%. Il centrodestra vincerebbe anche secondo l’Ipsos di Pagnoncelli. Le Marche è una delle Regioni dove Pd e 5 stelle non sono riusciti a trovare un accordo. Giochi strachiusi nel feudo leghista del Veneto con il governatore uscente Luca Zaia, sostenuto dal centrodestra unito, che vola verso il 76,8%. Lo sfidante di centrosinistra Arturo Lorenzoni è al 15,5%, mentre Enrico Cappelletti (M5s) al 3,8%, e Daniela Sbrollini di Iv all’1,1%.

Con sole tre Regioni in mano (Lazio, Emilia-Romagna e Campania) il governo Conte rischia di dover fare subito fagotto


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