>ANSA-INTERVISTA/ ‘Asia Centrale strategica, l’Italia c’è’

(di Mattia Bernardo Bagnoli)

   (ANSA) – MOSCA, 10 DIC – L’Asia Centrale è da sempre una zona del mondo “particolarmente strategica” e a suscitare sorpresa non è l’interesse dimostrato dai “maggiori attori geopolitici globali” ma l’esatto “contrario”. Ovvero il sonno degli ‘stan’ – le ex repubbliche sovietiche – dalla caduta dell’Urss a oggi. O meglio, ieri. La regione infatti è in fermento. E Manlio Di Stefano, sottosegretario agli Esteri, lo sa perfettamente dato che l’Asia Centrale è un po’ un suo ‘pallino’. Nel Centrasia ci è stato diverse volte ed è il coordinatore del primo Business Forum Italia-Uzbekistan di domani (organizzato da Ambrosetti, sarà aperto da Luigi di Maio e dal vicepremier e ministro degli Investimenti e del Commercio Estero uzbeko Sardor Umurzakov). Che poi è la ragione di questa intervista.
   “L’Asia Centrale – spiega Di Stefano – è incastonata tra Russia, Caspio, Iran, Afghanistan, subcontinente indiano e Cina e, quindi, geograficamente cruciale. È un’area ricca di materie prime e rotte commerciali ed energetiche, soggetta a un forte sviluppo sia a livello d’industria che in termini d’infrastrutture. Da secoli la regione rappresenta comprensibilmente il crocevia dell’Eurasia e noi non abbiamo fatto altro che prenderne atto. Così due anni fa ho deciso di reimpostare il dossier. La conferenza 5+1 tenutasi a Roma nel dicembre 2019 è stata un successo e sarà replicata, probabilmente proprio in Uzbekistan”.
   Già, l’Uzbekistan. Il Paese più popoloso dell’area e forse il più ricco di storia, a partire dal mito di Samarcanda, capitale dell’antico impero di Tamerlano; tra i più chiusi del mondo, ora grazie alla ‘perestrojka’ del neo presidente Shavkat Mirziyoyev si sta aprendo al mondo con forza. Francia e Germania si sono mosse fin da subito. L’Italia forse non è stata così tempestiva.
   “Dalla fine del 2018, quando mi recai a Tashkent, è stato un continuo crescendo, tanto a livello politico che di rapporti economico-commerciali”, rivendica Di Stefano. “Nel 2019 l’interscambio tra Italia e Uzbekistan è cresciuto e, nonostante il fisiologico calo del 2020 riconducibile al Covid, le quasi 1000 adesioni già pervenute per il Business Forum rappresentano senz’altro un buon segnale per il futuro”.
   Da grandi opportunità però a volte nascono grandi tensioni. La Cina spinge molto con la sua Belt and Road, la Russia si difende proponendo la sua Unione Economico Euroasiatica (che comprende Kazakhstan e Kirghizistan) e sia l’Ue che gli Usa hanno da poco messo in campo una loro nuova strategia per l’Asia Centrale. Ma Di Stefano sul punto non prevede seri conflitti. “È evidente che possano esservi attriti tra gli interessi russi, turchi e cinesi nell’area – concede – ma non credo che queste dinamiche possano sovrapporsi con il tipo di cooperazione che stanno impostando l’Italia e l’Europa, volta più a stimolare lo sviluppo sociale ed economico e meno improntata su temi securitari o legati alla creazione di sfere d’influenza”. Un approccio ‘business-like’ che, però, deve fare i conti con il CV non proprio entusiasmante del Centrasia quando si parla di libertà politica e diritti civili. Missione impossibile? “Collegare in modo dogmatico affari, diritti e democrazia rischia di essere paternalistico e fuorviante”, sottolinea Di Stefano. “Inoltre bisogna ricordare che gli unici strumenti esistenti per intervenire sui rapporti economici sono sanzioni, embarghi, autorizzazioni, licenze. Non mi pare che l’Italia o l’Europa prevedano simili misure restrittive. Fatta questa doverosa premessa, è evidente che, nell’interazione con tutti i suoi partner, inclusi gli ‘stan’, l’Italia tenda sempre a promuovere i valori che la contraddistinguono, come la democrazia, lo stato di diritto, il rispetto di libertà e diritti dell’individuo e la lotta alla corruzione. Questa attività ha luogo sempre e in vari formati, ma mai in modo invasivo”. Nel breve termine, si sta “riprogrammando” la visita del presidente uzbeko a Roma, prevista per l’estate e sospesa a causa del coronavirus. “Per quanto mi riguarda – conclude Di Stefano – non vedo l’ora di recarmi di persona in Uzbekistan, magari con una folta delegazione di imprenditori italiani”.
    (ANSA).
   


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