Arpad Weisz: una storia di sport e razzismo

In attesa che riaprano le gallerie, il Comune di Cesena e l’Istituto Storico per la Resistenza di Forlì-Cesena presentano un video dove Alberto Gagliardo ci guida alla scoperta della mostra dedicata all’allenatore ungherese ebreo Arpad Weisz.

Attraverso le suggestive tavole illustrate tratte dal volume di Matteo Matteucci, Arpad Weisz e il Littoriale (Bologna, Minerva 2017) raccontano le vicende calcistiche e storiche tra gli anni Venti e Trenta prima a Milano e poi a Bologna, dove nel 1926 si inaugura lo Stadio, con la presenza di Mussolini. La storia personale di Weisz – rivelata anni fa dal magistrale lavoro di ricerca di Matteo Marani, autore del fondamentale Dallo scudetto ad Auschwitz (2007) – corre in parallelo con quella professionale di calciatore esperto e allenatore carismatico: Weisz mostra grande perspicacia nelle strategie di gioco, empatico e comunicativo con le sue squadre, sempre e comunque appassionato. La straordinaria carriera prima a Milano poi a Bologna, dove arriva nel 1935 con la moglie Elena e i figli Roberto e Clara, si interrompe bruscamente nel gennaio del 1939, quando, a seguito delle leggi razziali del 1938, i Weisz sono obbligati a lasciare l’Italia e cercano riparo a Parigi. Ma la Francia non può offrire loro sicurezza e stabilità. Nel febbraio del 1939 Arpad arriva in Olanda, nella cittadina di Dordrecht, dove la squadra di calcio locale necessita di un allenatore per evitare la retrocessione. La vita sembra ripartire, anche se i Weisz non dimenticano l’Italia e Bologna. Ma anche nell’Olanda occupata dall’esercito tedesco iniziano le discriminazioni degli ebrei e le deportazioni.
Le SS arrestano la famiglia Weisz nell’agosto 1942: Elena, Roberto e Clara, deportati ad Auschwitz, vi trovano subito la morte. Arpad passa prima da un campo di lavoro in Alta Slesia, poi ad Auschwitz dove muore di stenti il 31 gennaio 1944.


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