“Bella notizia”, poi lo schiaffo Così Zinga ha chiuso a Raggi

Netta presa di posizione del segretario del Pd, Nicola Zingaretti, contro un eventuale sostegno all’attuale sindaco di Roma, Virginia Raggi, che nei giorni scorsi ha annunciato la sua ricandidatura alle prossime amministrative. “Noi non sosteremo mai la ricandidatura della sindaca Raggi perché credo siano stati 5 anni drammatici per la Capitale e occorre ora dare voce ai cittadini, unire le forze produttive, sociali, culturali, politiche e indicare una speranza nuova per Roma”, ha affermato il leader dem nel corso di un evento elettorale ad Orbetello.

Una precisazione, questa, che giunge dopo la pubblicazione dei risultati del voto sulla piattaforma Rousseau. Gli iscritti del Movimento 5 Stelle hanno dato il loro consenso alla modifica del “mandato zero”, consentendo di fatto alla stessa Raggi, ma non solo, di potersi ricandidare. Il quesito è passato con l’80% dei voti a favore. Via libera, con quasi il 60%, anche alla possibilità di fare alleanze a livello locale con altri partiti. Due importanti novità che cambiano profondamente l’anima del Movimento in quanto abbattono due totem pentastellati.

Eppure nelle dichiarazioni di Zingaretti c’è un qualcosa che stona e che fa sorgere qualche domanda. Il dem, infatti, non solo non spiega che la ricandidatura della Raggi crea le condizioni per l’avvio di una nuova era del M5s, con la possibilità di creare alleanze giallorosso anche nel voto amministrativo, ma addirittura sembra quasi prenderne le difese. “Non capisco il polverone che si è costruito intorno a questa non notizia della ricandidatura- ha dichiarato Zingaretti- La sindaca e al primo mandato e nel 99,9% dei casi chi ha fatto un mandato si ricandida per il secondo”.

Stop, quindi, ad un accordo Pd-M5s per il Campidoglio. Ma in politica tutto può cambiare nel giro di pochi minuti. Solo un anno fa il M5s escludeva accordi con il Pd così come gli stessi dem, tra cui Zingaretti, assicuravano che mai avrebbero governo con i grillini. I pentastellati poi nel giro di 12 mesi hanno cambiato rotta su diversi temi e, come nel caso del voto conclusosi oggi su Rousseau, hanno anche modificato punti rinnegando, così, se stessi. Senza dimenticare che è di ieri un’altra notizia clamorosa. In una nota congiunta, Pd e M5s si sono accordati e hanno deciso di cancellare alcune delle cause in cui i loro esponenti erano contrapposti. Una decisione presa ufficialmente per evitare di intasare i tribunali ma che potrebbe essere il preludio ad un vero a proprio accordo organico tra dem e grillini anche in ottica di elezioni locali, Regionali e nazionali.

Il segretario dem, nel suo intervento ad Orbetello, ha poi spiegato che il Pd deciderà i candidati delle amministrative 2021 dopo le amministrative 2020. “Non c’è nessun ritardo, c’è voglia di pensare ai contenuti e poi di arrivare a una personalità che interpreti il cuore di Roma”, ha aggiunto Zingaretti. Quest’ultimo ha smentito l’esistenza di un accordo tra Pd, M5s e Italia viva: “Non c’è nessun patto. A me fa molto piacere che c’è un’evoluzione della situazione politica, noi siamo e rimaniamo una alleanza tra forze politiche diverse, ma se questa alleanza è più unita è un bene per le italiane e gli italiani perché vuol dire meno polemiche, meno furbizie e meno sgambetti e più collaborazione, concretezza e velocità ed è ciò che il Pd auspica da tempo”.

Zingaretti ha voluto sottolineare che sin da agosto 2019 auspicava una più forte alleanza tra i partiti che sostengono il premier Conte: “Ho detto che si governa da alleati e non da avversai, qualsiasi evoluzione verso una maggiore unità dell’alleanza è un fatto positivo per l’Italia e io penso anche per il governo. Anche le ultime dichiarazioni fatte da Renzi sono schiette e in gran parte condivisibili e aiutano ad aumentare la collaborazione”.


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