Berlusconi archivia già Conte: dimettiti prima delle Regionali

Un taglio «rozzo». Lo definisce proprio così, Silvio Berlusconi, e non è un complimento, perché vuol dire che manca di organicità. Parla, naturalmente, della riduzione del numero dei parlamentari, che sarà sottoposta a referendum tra 20 giorni. Ed è sempre più chiaro che Forza Italia si avvicina al fronte del No, distinguendosi dagli alleati di centrodestra, Giorgia Meloni più di Matteo Salvini, ma soprattutto dagli avversari del M5s, che della riforma fanno una loro bandiera.

Il Cavaliere ancora non si sbilancia completamente. «Personalmente, sono molto perplesso. Il taglio dei parlamentari è una scelta che noi avevamo già adottato fin dal 2005 con la nostra riforma costituzionale, che poi però è stata cancellata dalla sinistra. In questo caso però è un taglio, come dire, rozzo. Che non si inquadra in una riforma complessiva del funzionamento delle istituzioni e che avrà come probabile effetto una riduzione degli spazi di democrazia, con delle regioni che non potranno essere rappresentate in parlamento da parlamentari dei partiti di minoranza».

Ad Agorà Estate su Rai3, l’ex premier conclude con una frase che suona come un libera-tutti e preannuncia che non darà un’indicazione precisa: «Sto ancora riflettendo sul mio voto, fermo restando la libertà assoluta di voto per i nostri militanti ed eletti».

Il referendum del 20 e 21 settembre, insieme alle elezioni regionali, può dare per l’opposizione la spallata al governo che da mesi si invoca. Per Berlusconi il voto locale «sicuramente confermerà che il centrodestra è attualmente maggioranza degli italiani» e insieme alla vittoria del No, imporrebbe al Conte 2 di non far finta di niente. «Il fallimento del governo – sottolinea il leader azzurro – è sotto gli occhi di tutti. Di fronte all’emergenza economica conseguente alla pandemia, non ha saputo adottare un’adeguata strategia di intervento per sostenere imprese, lavoro e consumi. Non solo la crisi sta deprimendo in modo grave il comparto produttivo, ma non si vede traccia di una strategia per superare l’emergenza».

Se qualcuno accusava Berlusconi di una nascosta «connivenza con il nemico», se sospettava dietro alla disponibilità di Fi in piena pandemia l’intento di fare da stampella ai giallorossi e immaginava alleanze trasversali per arrivare a fine legislatura, il Cav stavolta fa di tutto per levare di mezzo ogni equivoco e sembra voler cambiare toni. Scandisce, chiaro: «Questo governo dovrebbe dimettersi, a prescindere dal risultato delle elezioni regionali».

È come se la mano offerta nel momento dell’emergenza sia stata ritirata per troppa delusione, per la riprova di un’incapacità della maggioranza a collaborare lealmente con la forza d’opposizione dimostratasi più responsabile. «La verità – incalza l’ex premier – è che siamo in una situazione di confusione dopo mesi di discussione e incertezze, di annunci contradditori su ogni tema, dall’organizzazione dei trasporti a quella delle aule scolastiche. Nella maggioranza convivono posizioni diverse, questa confusione dev’essere superata». Mancanza di preparazione, incapacità oggettiva, colpevole incertezza, per uno come Berlusconi sono peccati capitali. E se si tratta di politici, non fa sconti. «Tenere bloccate le scuole – dice – avrebbe conseguenze negative sia per gli studenti che per le famiglie, al tempo stesso sarebbe irresponsabile riaprire senza massima sicurezza. Credo sia importante adottare provvedimenti di buon senso, come l’obbligo della vaccinazione antinfluenzale per tutti gli studenti, perché se ogni bambino con la febbre e il raffreddore non fosse distinguibile da un possibile caso di Covid, si determinerebbero situazioni molto difficili da gestire».


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