Bomba Bonaccini sul Pd. Il messaggio che silura Zingaretti

Se le cose andranno come previsto, e quindi male, dal tardo pomeriggio del 21 settembre il Pd potrebbe cambiare volto. E anche in modo radicale. La sconfitta alle Regionali potrebbe significare una rivoluzione in casa dem. Zingaretti difficilmente riuscirà a conservare il ruolo di segretario dopo quella che, almeno secondo i sondaggi, si preannuncia essere una disfatta. Per una figura politica che va, ve ne è un’altra che sale alla ribalta. Non è da escludere che il posto di Zingaretti possa essere preso da Stefano Bonaccini, attuale governatore dell’Emilia-Romagna.

Per il momento sono solo ipotesi.“Si vedrà, una volta che verranno scrutinate le urne”, ha risposto il presidente della regione Emilia-Romagna a chi chiedeva a Cesena se un risultato negativo per il Pd alle prossime elezioni Regionali possa provocare un cambio ai vertici del partito. “Io penso – ha aggiunto – che saranno le urne a decretare i risultati, né i sondaggi, né le discussioni di questi giorni. Ovviamente da persona che appartiene al centrosinistra mi auguro che le cose possano andare bene”.

Una posizione cauta, la sua, forse per non esacerbare gli animi nel modno dem. Ma sarebbe difficile pensare che in caso di batosta le cose restino così come sono. Se il centrosinistra dovesse perdere nelle in Liguria, in Veneto, in Puglia e nelle Marche (le ultime due governate proprio dal Pd) sarebbe un duro colpo da parare. Ma una situazione non rosea si manifesta anche nella rossissima Toscana e in Campania. Altre due Regioni a guida dem ma che hanno una particolarità. La prima è una roccaforte rossa: perdere qui per il Pd sarebbe un disastro di portata storica. Nella seconda, invece, il candidato del centrosinistra Vincenzo De Luca, governatore uscente, è un dem molto critico con il suo stesso partito.

Che Bonaccini pensi ad un nuovo ruolo è dimostrato dai fatti. Con l’avvicinarsi del voto il governatore sembra essersi impegnato in prima persona nella campagna elettorale. Giorni fa è stato a Pistoia, ieri sera a Firenze con Dario Nardella e la prossima settimana andrà a Pisa e a Livorno. L’obiettivo è quello di sostenere Eugenio Giani, candidato del centrosinistra in Toscana con un vantaggio risicatissimo sull’avversaria del centrodestra Susanna Ceccardi.

Bonaccini sta divenedno un punto di riferimento per tutti gli avversari interni del presidente della Regione Lazio. Come racconta anche Affaritaliani, si sta saldando l’asse tra il governatore dell’Emilia Romagna e gli ex renziani rimasti nel Pd come Andrea Marcucci, capogruppo al Senato, Lorenzo Guerini, ministro della Difesa, e Anna Ascani, sottosegretario all’istruzione. Tra gli anti-Zingaretti vi sarebbero anche anche l’ex segretario Maurizio Martina, Gianni Cuperlo e Matteo Orfini.

Per il momento Bonaccini sembra essere concentrato sull’ormai imminente voto. “In Toscana bisogna vincere, io non guarderei i sondaggi, è l’ultima cosa che interessa. Proverei a fare veramente casa per casa, piazza per piazza, città per città, una proposta per la Toscana”, ha spiegato ieri il presidente dell’Emilia Romagna nel corso della sua visita a Firenze per la Festa dell’Unità. “I sondaggi mi davano sconfitto – ha proseguito – per tutti in Italia io perdevo, ho vinto di otto punti. Salvini il venerdì sera salì con Berlusconi e Meloni sul palco a Ravenna a chiudere la campagna elettorale e disse ‘non si tratta di sapere se abbiamo vinto, noi abbiamo già vinto. Si tratta solo di sapere di quanto abbiamo stravinto”. Sulla possibilità di una sconfitta clamorosa nella rossissima Toscana, Bonaccini cerca di infondere speranza al centrosinistra:“Non ci sono mai eventualità,contano sempre i fatti. A me dicevano ‘perderà l’Emilia Romagna e verrà giù tutto; abbiamo vinto di otto punti e Salvini ha smesso di suonare i campanelli”.

Ma una vittoria solo in questa Regione, e magari in Campania, non sarebbe sufficiente a calmare le acque in casa Pd. Zingaretti lo sa e le sta provando tutte per cercare di attutire il colpo. L’attuale segretario dem potrebbe presto schierare ufficialmente il partito per il Sì al referendum sul taglio del numero dei parlamentari. La speranza potrebbe essere che con una possibile affermazione del fronte che vuole la riduzione di chi siede alla Camera e al Senato anche il Pd possa cantare vittoria.


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