Borse Ue e Wall Street ko, nonostante le rassicurazioni Fed, Milano maglia nera: preoccupa un ritorno del Covid

MILANO – I mercati europei chiudono in netto ribasso con Wall Street in profondo rosso, sui timori di riemergere dei focolai di coronavirus negli Stati Uniti (superati i 2 milioni di casi, crescono in Texas e California), nonostante la Federal Reserve abbia confermato il pieno supporto all’economia garantendo un livello di tassi prossimo allo zero fino a tutto il 2022. Rassicurazioni che hanno spinto il Nasdaq a nuovi record alla chiusura di mercoledì sera, insieme alle parole del segretario al Tesoro americano Steve Mnuchin che ha aperto ad ulteriori stimoli fiscali per le aziende che faticano a riaprire – soprattutto nei campi del turismo e del tempo libero – con aiuti diretti per i loro disoccupati. Ma nella mente degli investitori hanno pesato maggiormente le stime sulla crescita della disoccupazione Usa al 9,3% quest’anno e così sono scattate le vendite. Oggi, sempre dagli Stati Uniti, è emerso che le richieste di sussidi di disoccupazione la scorsa settimana sono aumentate 1,54 milioni dopo gli 1,89 milioni della settimana precedente: numero leggermente sotto le attese.

“Non ci sono state grosse sorprese dalla riunione della Fed, si sono concentrati sul recapitare un messaggio chiaro: non ci saranno ritocchi al costo del denaro per un lungo periodo”, ha commetnato a Bloomberg Kerry Craig, strategist di JPMorgan Asset Management rimarcando come ci siano state visioni molto diverse tra i banchieri del comitato che rinforzano l’incertezza sul ritmo di ripresa dell’economia dopo il Covid.


A fine giornata, Francoforte cede il 4,39%, Londra il 4,01%, Parigi il 4,71% e Milano crolla del 4,81% con le banche in sofferenza insieme a Cnh e Fca che paga la ricostruzione del Ft secondo la quale ci sarebbero rischi Antitrust a livello europeo per la fusione con Psa. Il calcolo della capitalizzazione in fumo è di 328 miliardi per il Vecchio continente, oltre 21 sulla sola Piazza Affari. Come detto anche Wall Street – che ieri sera aveva proiettato il Nasdaq oltre 10 mila punti – registra un livello di vendite che non si vedeva da due mesi e mezzo: il Dow Jones cade di oltre 4 punti percentuali alla chiusura dei mercati Ue, il Nasdaq perde il 2,7 per cento.

Le Borse asiatiche si sono mosse in ampio ribasso dopo che negli Usa i casi di positività hanno superato quota due milioni e l’avanzata dell’epidemia in America Latina preoccupa profondamente l’Oms. Tokyo ha perso il 2,8%, Sydney il 3% e Seul lo 0,86% mentre Hong Kong ha limato il 2,27%, Shanghai e Shenzhen poco meno dell’1%.

In attesa degli Stati generali voluti dal premier Conte per programmare il rilancio economico, l’Istat ha registrato numeri record per il crollo della produzione industriale di aprile. Dati che fanno il paio con quanto visto dall’Ocse: a causa dell’introduzione dei lockdown in tutto il mondo il Pil dei Paesi del G20 registra un crollo record congiunturale del 3,4% nel primo trimestre, la contrazione più forte dal 1998, superiore a quella dell’1,5% del 2009.

L’euro apre sopra 1,13 dollari dopo la Fed: passa di mano a 1,1349 dollari e a 121,51 yen. Giù la sterlina che tocca 1,27 sul biglietto verde. Sul fronte del debito, mentre a Bruxelles si riuniscono i ministri finanziari nell’Eurogruppo, il Tesoro ha collocato in asta Btp per 9,5 miliardi di euro complessivi, con tassi in calo. Nel dettaglio, sono stati collocati 5 miliardi del Btp a 3 anni con un rendimento dello 0,46% contro lo 0,87% precedente. Per il Btp a 7 anni da 2,5 miliardi il rendimento è sceso all’1,10% da 1,53%, mentre il titolo a 15 anni ha visto un tasso di 1,91% dal 2,06% di metà aprile, ai minimi da febbraio. Lo spread Btp-Bund chiude poco mosso a 188 punti, dai 190 segnati nel corso della mattinata, dopo il buon esito dell’asta dei titioli di Stato.

Giornata pesante per il petrolio che paga i timori sull’andamento della ripresa negli Usa accesi dall’atteggiamento cauto della Fed e il balzo registrato ieri dalle scorte statunitensi. A metà mattinata il Wti cede al Nymex il 7,47% a 36,64 dollari a barile.



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