Brasile, Bolsonaro perde il secondo ministro della Salute in 3 settimane

Alla fine ha mollato anche lui. Impossibile convivere politicamente con Bolsonaro. Ventotto giorni dopo essere stato nominato al posto di Luiz Henrique Manetta come ministro della Salute, getta la spugna Nelson Teich. Il presidente lo ha lasciato fare per tre settimane ma quando ha visto che fronteggiava la pandemia come il suo predecessore, ha mostrato sempre più insofferenza e lo ha contrastato. Sia Mandetta sia Teich sono due medici; il primo un ortopedico, il secondo un oncologo. Ed entrambi agiscono secondo quanto suggerisce la scienza. Per arginare i contagi e contenere il numero delle vittime ci sono, in attesa del vaccino e di altri farmaci, il distanziamento sociale, l’uso di mascherine, guanti e costante pulizia delle mani. Bolsonaro ha invece continuato a chiedere la fine del lockdown, la ripresa delle attività, ha minimizzato la portata del Covid-19. Ancora stamani, quando i dati degli infetti schizzavano a 206.000 e i morti raggiungevano i 14.100.

La risposta del governo al virus ha fatto sprofondare il Brasile in una gravissima crisi. Istituzionale e politica, oltre che sanitaria. La Borsa crolla, la Caixa, banca pubblica, è costretta a rilasciare milioni di reais per sostenere la gente che ha perso il lavoro e chi da un mese ha chiuso i battenti. La Banca Centrale  stampa moneta: e cresce la tensione sui mercati finanziari.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza è stata la modifica del protocollo per l’uso della clorochina per gli ammalati. Bolsonaro è fissato con questo farmaco. E’ convinto che sia la cura miracolosa che cancella di colpo il virus. L’attuale disposizione sanitaria prevede che sia somministrato solo di fronte a casi gravi, come soluzione estrema. Il presidente ha ordinato che sia dato davanti ai primi sintomi. Lo ha deciso senza consultare Teich, che si è trovato di fronte al cambio adottato in sua assenza. Bolsonaro ha provveduto subito a sostituirlo. Con un militare, il generale Eduardo Palazuello. Era il vice del ministro ed era stato piazzato in quel posto proprio per garantire qualcuno disposto a ubbidire più che a decidere. E’ il decimo militare sui 22 ministri che compongono il governo di estrema destra. Palazuello è esperto in logistica ma non è un medico.



Con Nelson Teich sono dieci i ministri che il capo di Planalto ha perso da quando ha preso il potere. Tre di questi durante la pandemia, compreso il ministro della Giustizia Sergio Moro. Il contrastoera già esploso una settimana fa quando Teich in piena conferenza stampa aveva appreso dai giornalisti che Bolsonaro aveva varato un decreto che considerava i parrucchieri, le palestre e i centri estetici come servizi essenziali e che quindi potevano aprire i battenti. L’uso immediato della clorochina è stata la seconda sorpresa. Il ministro si è reso conto che nei fatti era stato esautorato. Restare senza alcun potere non aveva senso.

Togliere funzioni e autonomia decisionale è una caratteristica del presidente del Brasile. Lascia governare solo i ministri che lo assecondano. Non ascolta. Soprattutto se dicono cose diverse da quelle di cui è convinto. Anche senza competenza. Chi non obbedisce, obietta, rivendica l’indipendenza viene cacciato. Costretto alle dimissioni. Così è stato con l’ex giudice Sergio Moro: gli aveva imposto la sostituzione del Capo della Polizia nazionale e di quella di Rio de Janeiro. Di fronte alle resistenze del ministro della Giustizia li aveva liquidati entrambi con un decreto. Moro a sua volta si era dimesso denunciando una grave “interferenza” nelle prerogative di uno dei poteri istituzionali spiegando che il presidente aveva sollevato i due alti dirigenti perché non gli fornivano notizie sulle indagini a carico dei suoi tre figli. Al loro posto ha piazzato funzionari amici. Bolsonaro ha respinto le accuse sostenendo che erano false. 
Lo scontro è finito al Tribunale Supremo Federale che ha disposto l’apertura di un’inchiesta per stabilire torti e ragioni. Sergio Moro è stato interrogato, ha spiegato nei dettagli il senso delle sue gravi accuse, ha fornito le prove audio e scritte con i messaggi che si era scambiato con Bolsonaro. Ma i giudici hanno voluto una prova più concreta: il video della riunione del Consiglio dei ministri nella quale era esploso il contrasto e Bolsonaro, così come asseriva Moro, aveva preteso la rimozione dei funzionari troppo zelanti nel rispetto del segreto istruttorio. Molti tribunali si sono opposti alla diffusione del nastro per gli argomenti trattati, molti legati alla sicurezza nazionale. Ma alla fine il Supremo ha imposto il rilascio della trascrizione, che dà ragione a Moro. Bolsonaro interviene in modo energico e chiaro: “Le notizie sulle indagini mi devono essere comunicate”, insiste. “Se questo non avviene, cambia il capo. Il capo non può cambiare? Allora cambia il suo ministro. Punto. Non stiamo qui a giocare”.



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