Caso Floyd, la furia antirazzista diventa iconoclasta e corre sui social: “Giù le statue”

L’ultima a cadere è stata la statua di Cristoforo Colombo a Houston, in Texas, dopo quella di Minneapolis. Ma prima di lui nel Regno Unito è toccato a Edward Colston, mercante-filantropo di Bristol arricchitosi tuttavia nel ‘600 anche con il commercio degli schiavi, e a Winston Churchill. La protesta antirazzista che divampa un po’ dappertutto nel mondo nel nome di George Floyd – l’afroamericano 46enne morto soffocato durante l’arresto a Minneapolis – corre veloce anche sui social e diventa iconoclasta. Le prime a farne le spese sono le statue di personaggi fino a ieri considerati icone di civiltà, quando non di libertà e democrazia. Ma che adesso si sono trasformate in simboli della schiavitù o dei regimi coloniali. “Se non fosse drammatico, sarebbe solo grottesco”, è il commento del governatore della Liguria Giovanni Toti sull’accanimento contro Colombo.

In Italia si è fatto sentire il movimento dei Sentinelli di Milano, gruppo che si batte contro le discriminazioni razziste e omofobiche, che ha inviato un appello al sindaco Giuseppe Sala e al Consiglio comunale perché sia valutata la rimozione della statua di Indro Montanelli posta nei Giardini a lui intitolati.


Cronaca

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