Cernobbio s’inginocchia al potere giallorosso

Nel Forum Ambrosetti numero 46, il primo dell’era Covid, in corso da ieri a Cernobbio, la curiosità è doppia. Oltre a cercare, come sempre, il filo di una kermesse economico-finanziaria che si propone dal 1975 di dettare l’agenda del Paese alla ripresa autunnale, quest’anno c’è la novità del Coronavirus. Le due cose si intrecciano, naturalmente. E la seconda si vede a occhio nudo: tra relatori, ospiti, stampa e contorni vari, i presenti (circa 250) sono meno di un quarto rispetto al solito; tutti mascherati e profumati di alcol al 70% che scorre a fiumi nei dispenser di gel disinfettante. Mancano le mazzette di giornali, veicolo di contagio, e nei tavoli da pranzo si sta belli larghi. Dopodiché il resto sta alla sensibilità dei singoli. Con qualche mini assembramento volante e possibili problemi di precedenza quando si passa dalle porte dei saloni di Villa d’Este. Perché in definitiva il format è rimasto lo stesso, centrato com’è su incontri e relazioni fisiche tra top manager e media. Qualche rischio c’è, si capisce, ma è gestibile, mica siamo al Billionaire. Anche perché tra le élite qui ben rappresentate il “negazionismo” non ha attecchito.

In questo clima inedito, resta da capire dove tira il vento a due settimane da regionali e referendum, le due consultazioni che mettono a rischio la tenuta del governo giallorosso già provato dall’emergenza economica e sociale. E al di là degli interventi di ieri, giornata dedicata a scenari internazionali, scienza e tecnologia, il punto l’ha segnato Luigi Di Maio.

Al ministro degli Esteri è stata riservata l’apertura del Forum, avendo parlato per ultimo nella sezione d’apertura: nel linguaggio del Forum una tale collocazione per lo speech di un esponente politico e di governo di primo piano indica un rilievo non casuale. Che sul campo ha trovato buoni riscontri: lo show del leader Cinque Stelle («abbiamo bisogno di crescita, non di guerre commerciali», «abbiamo il dovere di contribuire all’aggiornamento del sistema multilaterale», «l’interlocuzione tra la Confindustria italiana e quella olandese nel negoziato sul Recovery Fund è stata assai rilevante») è stato apprezzato. «Discorso istituzionale ed equilibrato», per Carlo Cottarelli. «Si è bene immedesimato nel suo ruolo capo della diplomazia di un grande Paese» ci dice Piero Gnudi. Nel citare il calo del Pil pare si sia confuso tra andamento tendenziale e congiunturale, ma se ne accorgono solo qui a Cernobbio e lo perdonano. Il politico che in questi ambienti è sempre stato criticato, colui che aveva «sconfitto la povertà» e dichiarato guerra agli «imprenditori prenditori», ha guadagnato autorevolezza e fiducia.

Un quadro che sembra fatto apposta per essere completato oggi dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che chiuderà la giornata con il suo discorso, anche lui dal vivo, alla platea dei cento manager e imprenditori presenti, più altri circa 400 collegati in remoto da tutto il mondo. Un sabato che il premier divide tra Ambrosetti e la festa del Fatto Quotidiano, dove è prevista un’intervista alle 12: un’agenda che appare studiata per segnalare l’inedita vicinanza tra due mondi – i cosiddetti poteri forti e la galassia Cinque Stelle – apparsi sempre incompatibili. Certo, le suggestioni non possono bastare a cancellare altri segnali uguali e contrari. Come la forte e continua critica di Confindustria; o la tendenza dell’establishment a schierarsi dalla parte del no al referendum. Tuttavia i segnali di un’inversione di tendenza, qui a Cernobbio, ci sono tutti.

Potere del virus, forse. Tanto che ieri mentre Di Maio conquistava Villa d’Este, Ambrosetti distribuiva il risultato dei primi sondaggi eseguiti tra i cento imprenditori e top manager intervenuti al Forum che, alla domanda su quali siano i Paesi che hanno meglio gestito l’emergenza sanitaria, hanno risposto collocando l’Italia al secondo posto (30%) subito dopo la Germania (36,4%), con la Cina al 23,4 per cento. Un altro bell’assist. Che a un decano di questi weekend sul lago di Como, vero e proprio «potere forte» secondo i canoni dei Cinque Stelle, fa dire senza ombra di dubbi che «no, si andrà avanti a lungo: la crisi di governo non ci sarà».


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