Cesenatico. Rete Italiana dei Musei del Mare e della Marineria, all’Escalè à Sète Cesenatico c’è

«A fine marzo 2018 c’è Escale à Sète (una festa della marineria che richiama 200 mila persone). Perché non ci andiamo con l’Oloferne come barca di rappresentanza del Museo della Marineria di Cesenatico?» si dicono il direttore del museo romagnolo Davide Gnola e il presidente dell’associazione La Nave di Carta, Marco Tibiletti. «Perché no? – la risposta -. Potremmo anche allargare la proposta ad altri Musei del mare, oltretutto il 2018 sarà l’Anno Europeo del Patrimonio culturale. Se mettiamo insieme un po’ di musei potremmo dare vita a un progetto. Un Museo Navigante… ». «Sento Maria Paola Profumo del Galata che è anche presidente dell’associazione dei Musei marittimi del Mediterraneo. Vediamo se ci sta anche lei…».

Il progetto ha preso forma così. È nata la rete, è partito il sito con l’elenco e relative schede dei 58 musei del mare italiani, presto arriverà un volume-guida e prenderà il largo anche l’Oloferne. «Il 9 gennaio salperà da Cesenatico, farà rotta su Trieste e poi discenderà l’Adriatico e risalirà il Tirreno, fermandosi nei porti dei musei per approdare poi a marzo a Genova, al Galata. Da qui, risalperà successivamente per Sète» anticipa Maria Paolo Profumo.

All’iniziativa hanno già aderito – a vario titolo – diverse realtà, dalla Marina militare al la Guardia Costiera, dal Rina ad Assoporti, da Assonautica alla Lega Navale, da Mursia a Contship Italia. E poi Federcoopesca-Confcooperative, Assonat, l’associazione marinai d’Italia e l’Unione italiana vela solidale… A bordo del Museo Navigante ci saranno, naturalmente, anche gli allievi degli Istituti Nautici d’Italia.

«Se vogliamo migliorare la nostra offerta di turismo culturale, in un Paese che ha otto mila chilometri di coste e una tradizione marittima secolare – dice Gnola -, non possiamo trascurare i nostri musei e le nostre barche storiche».

Il discorso va ampliato. «Uno degli obiettivi dell’associazione dei Musei marittimi del Mediterraneo, che esiste dalla fine degli Anni Novanta e che riunisce 67 realtà di 13 Paesi, è quello di creare e favorire reti regionali di musei del mare» spiega la presidente Profumo. Cultura, che è memoria, ma anche economia. «I musei del mare sono parte del patrimonio di un Paese e centri di richiamo anche turistico» spiega ancora Profumo «oltretutto, a differenza di altre tipologie di musei, quelli del mare e della marineria sono molto legati ai territori di appartenenza, alle realtà economiche, dello shipping, fanno e possono farsi promotori di iniziative, manifestazioni, festival».

 

 

Carmela Vigliaroli

cvigliaroli@giornaledelrubicone.com