Con il coronavirus la scienza ha imparato a correre

Mentre noi ci fermavamo, la scienza ha iniziato a correre. Quando noi abbiamo scoperto i vantaggi della lentezza, per quanto in una dimensione coercitiva, la scienza ha sperimentato, per la prima volta nella sua storia millenaria, il brivido della velocità. Fare presto. Per trovare il vaccino, lo sappiamo, si è scatenata una corsa globale. Laddove un tempo ciascun laboratorio avrebbe lavorato in solitudine solo dopo aver ottenuto il sequenziamento del virus, stavolta sono partiti tutti assieme appena dei ricercatori cinesi hanno depositato su una banca dati pubblica il genoma del Sars CoV2. In lizza ci sono più di 90 laboratori e se un vaccino arriverà presto lo dovremo a questa nuova scienza aperta.

Ma l’alta velocità non riguarda solo il vaccino, riguarda la ricerca scientifica. The Economist ha calcolato che da gennaio ad oggi il numero di pubblicazioni scientifiche sul tema è raddoppiato ogni due settimane, una crescita esponenziale che la settimana scorsa ha raggiunto quota 1363. Fanno quasi 200 pubblicazioni scientifiche al giorno sulla pandemia. Fatte non solo da virologi ovviamente ma anche da epidemiologi, immunologi, genetisti, economisti, psicologi, sociologi. La scienza in tempo reale è un fenomeno mai visto prima.

Finora funzionava così: un gruppo di ricercatori faceva una ricerca per dimostrare o scoprire qualcosa, se la ricerca era buona veniva inviata ad una grande rivista scientifica che prima di pubblicarla la inviava ad un paio di luminari della materia per una peer review, una revisione fra pari; questi ne verificavano la fondatezza e potevano respingerla o approvarla. E solo nel secondo caso la ricerca veniva stampata e diventava pubblica. Passavano mesi. Ora tutto il lavoro dei ricercatori diventa pubblico subito in attesa di approvazione.

Esistono diversi siti che consentono di farlo. Questo ovviamente significa che vengono pubblicate anche cose non ancora verificate: ma il processo di verifica avviene in pubblico, in tempo reale. Quando un ricercatore indiano ha pubblicato una ricerca che sosteneva che il virus era stato fabbricato in laboratorio, è stata la comunità scientifica a dimostrare che la ricerca era fallata. La scienza ad alta velocità ha dei rischi ma i vantaggi sono di più. E ci ricorda che la scienza non è un juke box di risposte esatte, ma una ricerca continua. 
 


Fonte originale: Leggi ora la fonte