Con il coronavirus più acquisti di cibo ma meno sprechi


Gli italiani sono usciti dal lockdown meno grassi di quello che temevano e avendo imparato a riutilizzare il cibo. Visto che a fronte di un netto aumento di qualità e quantità dei alimenti comprati e stipati nei frigoriferi, i rifiuti domestici sono nettamente diminuiti e la maniglia dell amore a quanto pare è rimasta stabile. A raccontarci davanti allo specchio e in cucina, tra acquisti, nessun boom di consegne a domicilio di pranzi pronti e molte ore passate ai fornelli, è una indagine dell osservatorio di Waste Watcher last minute market  /Swg. Condotta dal 29 aprile al 5 maggio su 1200 soggetti secondo un campione statistico per sesso, età, rilevanza geografica.
Com’è cambiata la spesaA proposito di spreco , che in Italia vale 15 miliardi di euro ogni anno, il punto di partenza di quello casalingo è sicuramente la spesa. Nei giorni passati confinati a casa, abbiamo acquistato più generi alimentari del solito: 1 italiano su 3 ha fatto la spesa più spesso e acquistato maggiore quantità di cibo rispetto al passato. Il 34% ha poi scelto di comprare generi migliore qualità, forse per viziarsi un poco combattendo lo stress e l ansia a suon di calorie.Calano gli sprechi in pattumieraA fronte di più acquisti, tra freschi e congelati, la quantità di generi alimentari andata sprecata è stimata in circa 430 grammi alla settimana, in linea con l’ultimo rapporto Waste Watcher a febbraio, quando il calo di spreco era stato del 25% rispetto al 2019. Con comportamenti diversi e in alcuni casi sorprendenti. In questi giorni di lockdown per sei italiani su dieci nulla è finito nella pattumiera. Per gli altri il cibo gettato è stato soprattutto verdura e frutta, seguite da pasta e riso cotto, prodotti in scatola, carne e pane. In termini di quantità, invece, è soprattutto il pane a pesare con 40g in media per porzione gettata, seguono i legumi (37 g), prodotti in scatola (34 g) e quindi frutta e verdura (32 g e 31 grammi). Per 1 italiano su 2 (50%) la quantità di rifiuti durante il lockdown è rimasta la stessa del periodo ante-quarantena. Per 1 italiano su 5 (19%) la quantità è scesa fra i 300 e i 500 grammi in oltre 6 casi su 10), e per 1 intervistato su 4 (24%) la quantità è aumentata. Delivery ma non troppoPer  risparmio, spesso locali ancora chiusi o rinnovata passione culinaria, la consegna di cibo cucinato a domicilio non ha sfondato:  quasi 1 italiano su 2 (48%) dichiara a priori di non volerlo praticare, e per chi invece prevede la possibilità di farsi recapitare a casa del cibo pronto pensa di farlo meno di  una volta a settimana per 1 italiano su 3 , e da 1 a 6 volte il 20%.  Tutti ai fornelliAl contrario, non stupisce che nelle settimane di lockdown sia stata la cucina ad appassionare nelle case: se 1 italiano su 3 dichiara di aver dedicato alla preparazione del cibo lo stesso tempo di prima, 7 italiani su 10 si sono cimentati ai fornelli con frequenza più rilevante rispetto a prima, e ben 4 su 10 lo hanno fatto molto ma molto più spesso rispetto al passato. Per l’acquisito vince la spesa a vista…Forse in cerca di una buona scusa per uscire di casa o per giustamente dare un’occhiata direttamente alla qualità del cibo, meno di 1 italiano su 5 (18%) si è affidato agli acquisti online, per 3 italiani su 4 (76%) la meta di riferimento resta il supermercato, e per 4 italiani su 10 i negozi al dettaglio (fruttivendoli, forni, macellai, pescherie ecc), se praticabile il mercato rionale per 1 intervistato su 10. Per i pochi che scelgono l’acquisto online, è Amazon (o simili) a fare la parte del leone per ben 1 italiano su 2 (50%), mentre per altri 4 acquirenti on line su 10 la scelta ricade sullo stesso supermercato, tramite consegna (44%), 1 su 4 sceglie produttori locali (24%).Quattro italiani su dieci non sono ingrassati, uno è dimagritoDopo mesi in cucina, poche uscite, il cibo come coccola per superare la tristezza, il timore neppure tanto nascosto era di presentarsi alla riapertura decisamente lievitati. A sorpresa, il confronto con la bilancia è un po’ meno drammatico del previsto: 4 italiani su 10 (41% degli intervistati) dichiarano addirittura di aver conservato lo stesso peso che avevano prima della quarantena, e qui non si sa però se si tratta di percezione o di reale rilevamento salendo sull odiata bilancia. Gli altri 6 dovranno invece sicuramente mettersi a dieta: 1 su 4 ha preso oltre 2 kg (24%), e 1 su 5 ha contenuto l’aumento di peso entro i 2 chili. C’è persino chi dichiara di essere dimagrito, poco meno di 1 italiano su 10 (8%). 


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