Conte incassa la fiducia. Ma il M5s in Sicilia apre il caso Lamorgese

La maggioranza giallorossa si blinda ancora al Senato con il voto di fiducia (24 volte in un anno) sul decreto Semplificazioni. Ma scoppia il caso Lamorgese: i deputati siciliani del M5s chiedono la testa del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Scongiurato il pericolo a Palazzo Madama, si apre una nuova crepa nella maggioranza. Il via libera del Senato al dl Semplificazioni arriva con 157 sì, 82 no e un’astensione. Manca una decina di voti alla coalizione di governo. Ma sono defezioni giustificate. La paura di andare a casa ricompatta la maggioranza che sostiene il governo Conte. Il premier incassa il sostegno di Matteo Renzi: «Oggi per Iv è un giorno di festa. Aver portato all’attenzione quello che abbiamo definito il piano choc poi entrato nel decreto semplificazioni è un risultato importante. Dicevamo che sbloccando i cantieri sarebbe ripartita l’Italia e avevamo sollecitato il governo: diamo atto al governo di essere stato di parola» commenta l’ex premier. L’ostacolo Senato è superato. Ma restano i malumori nella maggioranza. E nel mirino finisce la titolare del Viminale.

Il silenzio sulla questione migranti, le non decisioni, le condizioni in cui sono costretti a lavorare i rappresentanti delle forze dell’ordine, gli arrivi sempre più copiosi hanno influito sul malcontento dei siciliani, del quale si fa carico il M5s locale. L’uscita, forse inaspettata dai vertici, dei rappresentanti regionali pentastellati, ha creato non poco imbarazzo e un corto circuito mediatico che ha portato, un’ora dopo, a qualche lavata di capo e a un comunicato che prova a chiudere il caso.

«Il Movimento 5 Stelle – si legge nella nota – conferma la fiducia nei confronti del ministro dell’Interno e del governo sulla gestione dell’accoglienza». Insomma, Conte e Di Maio non ci pensano proprio a rimuovere la Lamorgese, neanche di fronte al «fuoco amico» e alla sua azione che da più parti viene giudicata non adeguata.

Ciò che è successo a Siculiana, dove un migrante è rimasto ucciso mentre tentava la fuga e due poliziotti ne sono usciti feriti, è solo l’ultimo esempio. La titolare del Viminale si è limitata a dire che è stato previsto un «alleggerimento delle presenze del centro», quando da mesi in quella e in altre strutture della Sicilia poliziotti, carabinieri e finanzieri lavorano in numero ridotto, con centinaia di migranti di fronte, mettendo a repentaglio la propria vita. «Il delicatissimo ruolo al Viminale – spiegano i rappresentanti del M5S della Sicilia -, non può essere affidato ad un tecnico. La misura è colma, non è possibile che fatti come quello di Siculiana accadano o, peggio, si ripetano: il Viminale va affidato a chi ha la forza di prendere decisioni e non lascia tutto in balia degli eventi». Il loro appello, seppur inascoltato dai vertici, è stato ripreso dal leader della Lega Matteo Salvini: «Vi rendete conto – ha scritto – che il M5s ha chiesto le dimissioni del ministro del loro governo? Capite che non è un problema della Lega, quando un partito di governo chiede le dimissioni di un proprio ministro, lo fa perché Lamorgese sta riempiendo la Sicilia di clandestini».


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