Conte lusinga Mattarella e cerca di allungarsi la vita

Nel nome del presidente. Giuseppe Conte deve aver fiutato che la fortuna di Zingaretti è sotto la soglia di sopravvivenza. Non è vero che le elezioni regionali avranno un peso sulla maggioranza di governo. Il Pd potrebbe uscirne malandato, i Cinque Stelle sempre più disorientati e incattiviti l’uno con l’altro. L’importante è che tutto questo non tocchi lui, il premier che galleggia sulle sciagure umane. È per questo che Conte sta già prendendo le distanze dai partiti che lo sostengono. Non è più da tempo un grillino. Non è la risorsa della sinistra. È semplicemente Conte, un marchio di sopravvivenza. È la garanzia che questo governo nato balneare arriverà a fine legislatura.
È chiaro che però ora il premier ha bisogno di un nuovo abito. È la collezione autunno-inverno 2020, con uno sguardo lungo sul 2022. Il nuovo vestito della maggioranza non deve soltanto scongiurare qualsiasi tentazione di andare a elezioni anticipate. Non c’è solo da tenere in quarantena a vita Salvini, che comunque più passa il tempo e più si spegne. C’è da dare un volto e un nome al prossimo presidente della Repubblica. Non bisogna andare lontano. È lì, già sul Quirinale. Basta lusingarlo promettendogli un bis. È il momento di mettere in campo la «maggioranza Mattarella». La mossa può apparire un po’ pacchiana, ma bisogna riconoscere che la furbizia da azzeccagarbugli di Conte sta funzionando. Il messaggio è immediato: il governo è mio, ma con la benedizione silenziosa. È un «mi manda Picone», solo che Picone forse non lo sa. Il vantaggio è che invocando il nome di Mattarella la maggioranza perde identità politica (tanto a che serve) e allarga il consenso parlamentare. Tutti, o quasi, rassicurati. Il presidente della Repubblica è uno dei personaggi più popolari. Il governo può accompagnarlo alla rielezione. Basta non avere fretta. Non lasciarsi prendere dalla smania e arrivare al tempo giusto scivolando di emergenza in emergenza. Questo gioco oltretutto piace parecchio anche a un personaggio che un tempo aveva la pistola puntata contro Conte. È la stessa visione tattica di Matteo Renzi. L’ex «ragazzo d’oro del Pd» svelò qualche mese fa la ragione sociale di questo governo: portare al Quirinale una figura non sovranista. Al momento sarebbe Mattarella, poi si vedrà. L’importante è farglielo credere. Renzi e Conte ultimamente si trattano da buoni compari.
Il presidente della Repubblica non è certo uno sprovveduto. Questi movimenti li legge benissimo. Non esclude il bis, ma sa come vanno certe cose e non si fida delle sviolinate di Conte e di Renzi. Il paradosso è che proprio nel giorno in cui il premier gli mostra la poltrona, Mattarella parla di cose concrete. Mostra le sue preoccupazioni sul futuro dell’Italia. Si guarda intorno e indica quello che non c’è. Non c’è un’idea su come rimettere questo Paese in piedi. I soldi dell’Europa magari arriveranno, ma non c’è un progetto per farli diventare realtà. Mattarella parla di aziende e negozi che chiudono, di licenziamenti che arriveranno dopo i botti di Capodanno, di una rassegnazione che avvolge ogni cosa. E chiede al governo di fare in fretta. Non si può continuare a galleggiare. Conte dice che i fondi europei non saranno usati per abbassare le tasse. Non è una sua scelta. Non può. C’è una parola che ama ripetere, che è diventata così di moda da sembrare uno scongiuro. Dire resilienza è ormai come incrociare le dita. Andrà tutto bene, perché gli italiani sono resilienti. Sopportano tutto. Il guaio è che adesso non basta sopportare, bisogna rialzarsi e per fare questo serve energia. Non la trovi se la tua visione è fatta soltanto di poltrone, da occupare o da promettere. È questo il punto debole della «maggioranza Mattarella». Non è un progetto di governo. È resilienza, appunto. Sta qui aggrappato al potere e ti lasci scivolare addosso qualsiasi cosa accada. Il Pil in un anno è sprofondato fino a sfiorare il 18 per cento? Resilienza. La disoccupazione giovanile è oltre il 30 per cento? Resilienza. Ci si affida alla sorte per riaprire le scuole? Resilienza. C’è da dire che Conte finora è stato fortunato. E anche questa è una virtù. Poi si porta dietro la forza di chi per un motivo o per l’altro sembra non avere alternative. Non c’è in giro un vero concorrente. L’unico che gli tormenta le notti non è in realtà disponibile. Finora si è immedesimato nella parte di Bartleby lo scrivano, il protagonista del racconto di Melville. A ogni richiesta la stessa risposta: preferirei di no.
Qualche volta Mattarella pensa ancora a Draghi. A proposito dell’ex governatore della Bce. Anche Conte pensa a lui. Dice che ha fatto carte false per mandarlo a guidare l’Europa. Non ci è riuscito. Non è ancora riuscito a liberarsi di lui.


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