Conte media sul nodo scuola ma è alta tensione Pd-M5S

Sono ore decisive per una possibile intesa sul nodo scuola. Giuseppe Conte lavora sotterraneamente alla mediazione in vista del vertice che il capo del governo vuole sia risolutivo. Vertice che, secondo alcune fonti di governo, potrebbe tenersi oggi. A frenare la mediazione però è il clima di nuova tensione che sembra emergere tra Pd e M5S. Tanti i fronti di possibile scontro tornati a galla, da Atlantia al codice appalti, fino alla possibile ricandidatura di Virginia Raggi a sindaco di Roma. Sul nodo della scuola – in particolare del concorso straordinario per 25mila nuovi insegnanti per i precari da almeno tre anni – le parti restano distanti. La linea del M5S è definita come “ferma”, quella del Pd è chiaramente fotografata dagli emendamenti presentati al decreti. “Per noi bisogna valorizzare immediatamente il patrimonio di conoscenze dei precari ed inserire il primo settembre 40.000 insegnanti, non rinunciando al merito ed alla selezione con una prova vera a fine anno scolastico”, spiega il capogruppo dei senatori Pd Andrea Marcucci tornando a bocciare il quiz a crocette che vuole il Movimento e aspettando una “giusta mediazione” da Conte.
    Sulla linea del M5S c’è Iv mentre i Dem fanno asse con Leu e trovano una sponda anche in FI. “Sarebbe meglio destinare tempo all’organizzazione del nuovo anno scolastico in totale sicurezza, si riconosca il giusto merito a questi docenti rimasti troppo a lungo precari”, sottolinea la vice capogruppo al Senato, Licia Ronzulli. L’impressione, insomma, è che il Movimento sarà costretto ad una mediazione. E forse non a caso è l’affaire Atlantia che, in queste ore, i cinque Stelle stanno decisamente portando sotto i riflettori. L’azione legale evocata dalla società sull’onda del possibile diniego alla richiesta del prestito con la garanzia di Sace trova un muro nell’universo pentastellato. Il sostegno al viceministro Stefano Buffagni – che due giorni è stato il primo a uscire allo scoperto – è unanime e il messaggio è univoco: “non ci piegheremo ai ricatti dei Benetton”. Il caso, quasi certamente, finirà sul tavolo di Conte, ancora una volta preso in mezzo tra il M5S da un lato e il Pd-Iv dall’altro. In questo senso, le possibilità di una revoca della concessioni si affievoliscono mentre salgono quelle di una riduzione delle tariffe.
    Di certo questi “roghi” sparsi su diversi temi portano la tregua interna alla maggioranza nuovamente a vacillare. “Gli ultimatum degli alleati possono logorare”, avverte il vice segretario Pd Andrea Orlando sottolineando la necessità di rendere “più chiara” la visione del governo. E ponendo sul futuro decreto semplificazioni un nuovo nodo: la sospensione del codice degli appalti, voluta da Iv e da una parte del M5s. E’ “un falso problema”, sottolinea Orlando. E in serata Romano Prodi rilancia: “Serve una visione, un salto in avanti, per esempio sull’evasione fiscale, o le tensioni diventeranno inarrestabili”. Mentre Nicola Zingaretti, in vista del dl semplificazioni, lancia l’idea di una “rivoluzione copernicana” nella Pa.
    A complicare il quadro le frizioni su Virginia Raggi. La chiusura – nettissima, visto che una sua candidatura è paragonata ad una sciagura – arrivata sulle pagine del Messaggero da Nicola Zingaretti innesca un’ondata di sdegno nel M5S: dall’assessore Antonio De Santis a Barbara Lezzi, il sostegno a Raggi è netto mentre Di Maio annuncia che a breve incontrerà la sindaca. Il rischio, per il M5S, è che la ricandidatura di Raggi spacchi il Movimento romano con Roberta Lombardi e Monica Lozzi ormai ai ferri corti con la sindaca. Il puzzle romano, tra M5S e Pd, è complesso e potrebbe dare vittoria certa al candidato di centrodestra. Dai vertici del Movimento, al momento, non arrivano direttive ma si sottolinea come, innanzitutto, perché sia Raggi sia Chiara Appendino si ricandidino con il M5S serve modificare la regola dei due mandati. Un nuovo sisma, che potrebbe allontanare gli interpreti dell’ortodossia grillina.
   


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