Coronavirus, il New York Times: “L’Ue cede a Pechino e annacqua il rapporto sulle responsabilità cinesi”

NEW YORK – La diplomazia dell’Unione europea cede alle pressioni di Pechino, si autocensura e attenua le accuse alla Cina, in un rapporto ufficiale sulla “disinformazione” riguardo al coronavirus. A rivelarlo è una “gola profonda” all’interno della tecnocrazia europea che ha collaborato alla stesura di quel rapporto, e poi ha constatato come sia stato annacquato e depurato di alcuni passaggi sgraditi al governo di Xi Jinping. La denuncia del cedimento europeo arriva al New York Times che pubblica molti dettagli sulla vicenda. Il documento in questione, nella versione finale edulcorata sotto pressione cinese, è visibile sul sito della European Union External Action, la rete diplomatica che rappresenta l’UE nel mondo, guidata dall’alto rappresentante della Politica estera e di sicurezza comune (Pesc), Josep Borell. S’intitola “Rapporto speciale: narrazioni e disinformazioni sulla pandemia covid19” ed è datato 24 aprile.

Questa non è la versione originaria, come avrebbe dovuto essere pubblicata. In quella versione, preannunciata sul sito Politico, figuravano delle accuse alle autorità cinesi, peraltro largamente note, come in questo passaggio: “La Cina ha continuato a operare una campagna di disinformazione per dirottare il biasimo sulla diffusione della pandemia e migliorare la propria immagine internazionale. Ha usato tattiche palesi e occulte”.


Ma la diplomazia cinese è entrata in azione per bloccare quella versione del rapporto. Tra coloro che hanno ceduto alle pressioni, secondo il giornale americano ci sarebbe Lutz Güllner, capo divisione per la comunicazione all’interno della diplomazia europea. “I cinesi stanno già minacciando reazioni, se questo rapporto esce”, avrebbe scritto Güllner in una email giunta al New York Times. A quel punto la pubblicazione è stata ritardata e il rapporto è stato riscritto nella versione più morbida, in cui le responsabilità cinesi vengono evocate in modo più generico. E’ sparita una frase sulla “disinformazione globale” ad opera di Pechino. La coautrice che si è ribellata a queste modifiche ha scritto ai suoi superiori protestando perché “l’Unione europea si auto-censura per placare il partito comunista cinese”.

L’episodio accade sullo sfondo di una recrudescenza di tensione fra gli Stati Uniti e la Cina, con scambi di accuse sulle risposte alla pandemia. E’ di questa settimana la notizia che lo Stato del Missouri ha deciso di fare causa al governo cinese davanti a un tribunale federale, con una richiesta di indennizzo per le vittime del coronavirus. L’Australia si è unita ad un’altra richiesta, per ottenere una commissione d’indagine internazionale sulle responsabilità di Pechino. Il presidente francese Emmanuel Macron in un’intervista al Financial Times aveva detto che “molte cose restano da chiarire” sull’origine del coronavirus in Cina e il modo in cui l’epidemia è stata affrontata in quel paese.



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