Coronavirus, l’appello del Belgio: “Mangiate patatine fritte due volte a settimana”

BRUXELLES – “Belgi, siate patrioti, mangiate patatine fritte almeno due volte alla settimana!”. No, non si tratta di spiccio sovranismo alimentare. Semmai siamo di fronte al tentativo di evitare un enorme spreco di cibo e una altrettanto significativa perdita di denaro. Il Belgio, come gli altri Paesi europei, vive il dramma della pandemia con un lockdown piuttosto simile a quello italiano. E con le stesse, pesantissime, conseguenze economiche che stanno patendo gli altri partner europei e il mondo intero. E così la patria delle moules-frites, le celebri cozze e patatine fritte servite nei ristoranti del centro città, della maionese e appunto delle patatine, lancia la “patriottica” campagna sperando di limitare i danni.
 
Il Paese è il primo produttore al mondo di patatine fritte surgelate e al momento, con la chiusura di chioschi e ristoranti e il rallentamento dell’export, ha i magazzini colmi, stipati con ben 750mila tonnellate di tuberi invenduti e a rischio di andare a male. Da qui l’idea di rivolgersi ai cittadini, invitandoli ad aumentare il consumo interno. “Mangiamoci tutti le patatine fritte cucinate in casa almeno due volte alla settimana invece di una sola”, è il testuale invito del presidente della Belgapom, Romain Cools, ripreso da diversi media internazionali.
 

Ristoranti, pub e chioschi sono soliti servire birra e patatine, specialità amata dai belgi. Alcune friteries di Bruxelles nel corso degli anni sono diventate celebri, come quella di Place Jourdan, nel cuore del quartiere europeo. Tanto che più di una volta la stessa Angela Merkel è stata avvistata di fronte al baracchino – restaurato di recente – mentre comprava un cartoccio di patatine in una qualche pausa delle lunghe maratone negoziali che contraddistinguono le attività del Consiglio europeo, il cui palazzo dista poche centinaia di metri.
 
Eppure è chiaro che 11 milioni di belgi, anche con il massimo impegno, non saranno in grado di smaltire le 750mila tonnellate di patate ora stipate nei magazzini del Paese, il 90% delle quali in teoria destinate all’esportazione. Non basteranno certo l’allentamento del lockdown, annunciato per l’11 maggio, e la successiva riapertura delle scuole a far salire il consumo di patatine fritte. A maggior ragione se si considera la sospensione degli eventi sportivi, l’impossibilità di ritrovarsi nei bar per tifare tutti insieme per i Diavoli Rossi di Hazard e Lukaku agli europei, la cancellazione dei grandi concerti estivi, come il celebre festival rock di Werchter nel quale quest’anno erano attesi anche i Pearl Jam, e delle altre manifestazioni all’aperto, come la pittoresca rievocazione della battaglia di Waterloo che ogni anno attira sul campo di battaglia non lontano da Bruxelles migliaia di appassionati da tutto il mondo. Insomma, nella bella stagione verranno meno le classiche occasioni per bere birra e mangiare patatine in compagnia.
 
Vista la situazione, l’industria sta cercando di correre ai ripari, donando parte degli stock alle banche del cibo e cercando di trasformare le patatine in nutrimento per gli animali. Perderà soldi, ma almeno eviterà di buttare via montagne di patate. Intanto il governo ha chiesto alla Commissione europea di aiutare il settore. “Abbiamo bisogno di un sostegno finanziario”, ha spiegato il ministro dell’Agricoltura delle Fiandre, Hilde Crevits, parlando a Politico mentre gustava… un piatto di amate frites.
 


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