Coronavirus, rivolta dei cattolici nelle chat e sui social: “Ora basta, aprono i ristoranti ma non le chiese”

ROMA – La diga è crollata appena si è concluso il messaggio in diretta del premier Giuseppe Conte sulla Fase 2 dell’emergenza coronavirus. L’onda di malcontento che da giorni si agitava nello stagno del lockdown è diventata incontenibile e ha travolto i canali social del mondo cattolico: ci si aspettava una ripresa – anche parziale – delle funzioni religiose, migliaia di parrocchie stavano già attrezzando spazi esterni e banchi distanziati. E nel frattempo l’ala moderata rintuzzava le esuberanze che già contestavano a gran voce lamentando violazioni della libertà di culto. Ma le scarne parole con le quali il presidente del Consiglio ha rinviato ogni decisione sui riti sacri che non siano funerali ha scatenato lo tsunami.
Coronavirus ‘fase 2’, ecco cosa riapre il 4 maggio. Conte: ”Si all’asporto per bar e ristoranti, parrucchieri aperti da giugno”in riproduzione….


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