Coronavirus, spiagge a numero chiuso: una app controllerà gli accessi

Facile far rispettare le distanze in spiaggia se si tratta di un arenile attrezzato con lettini e ombrelloni. Complicato disciplinare bagnanti da sempre abituati alla spiaggia libera, dove si stendono asciugamani e piantano ombrelloni a piacimento. La Sardegna è una delle regioni dove le concessioni demaniali sono molto ridotte rispetto al litorale libero e dove già prima dell’emergenza coronavirus alcuni sindaci hanno disposto l’accesso contingentato agli arenili. Già nel 2017 il sindaco di Baunei, Salvatore Corrias, stabilì un biglietto d’ingresso e un numero limitato di accessi per i paradisi come Cala Mariolu; lo scorso febbraio il sindaco di Stintino, Antonio Diana, ha stabilito in 1.500 il numero di bagnanti ammessi sullo splendido arenile della Pelosa e un “contributo spese” di 3,50.

“Il numero che avevamo stabilito per le spiagge del nostro Comune – dice oggi Corrias – andrà di sicuro rivisto. Il problema è che non abbiamo indicazioni precise in proposito, non esiste un protocollo al quale attenersi. Certo non siamo inattivi, ne discutiamo e abbiamo sul tavolo una serie di proposte, ma ci serve chiarezza”. Il territorio di Baunei è un paradiso anche per l’escursionismo e Corrias solleva un altro problema: “In spiagge come Cala Goloritzé si arriva via terra con un percorso molto bello: al momento a chi mi chiede se può fare escursionismo dico che è vietato, ma servirà chiarezza anche su questo, perché un’attività all’aria aperta non ha le stesse caratteristiche di una al chiuso riguardo alla sicurezza”.


In piena emergenza e con l’esigenza di far ripartire un settore strategico per l’isola, altri comuni si attrezzano. Il sindaco di Arzachena, Roberto Ragnedda, spiega perché una spiaggia libera fruibile in sicurezza deve essere il punto centrale per la ripartenza: “Il comune di Arzachena ha 88 chilometri di coste e circa 55 spiagge censite. Dico “circa” perché le calette e i punti dove si può accedere alla balneazione sono di più. Chi viene nel nostro territorio lo fa proprio perché vuole la libertà di scegliere spiagge diverse ogni giorno e di goderne in libertà. Dobbiamo evitare che si creino file, gente che aspetta nei posteggi sotto il sole o, peggio, non rispetta le distanze. Per questo non pensiamo a un numero chiuso, ma una app che consenta di valutare subito quali sono le spiagge meno affollate”.

Il punto debole restano però i controlli. Già sulle spiagge attrezzate i gestori avvisano che i controlli non possono spettare soltanto a loro: “Lo scorso anno, quando abbiamo disposto che le nostre spiagge fossero plastic free e indicato le zone fumatori,  i nostri vigili urbani, i barracelli e i volontari sono riusciti a far rispettare le disposizioni – dice Ragnedda – però adesso è diverso, per questo abbiamo già chiesto alla Regione che ci sostenga”.

repApprofondimento

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