Cossiga, silenzi, fragore e tormenti

“Parlare non dicendo, tacendo anzi quello che tacere non si dovrebbe, non sarebbe conforme alla mia dignità di uomo libero”.
    Il 31 dicembre 1991 Francesco Cossiga parla agli italiani per i tradizionali auguri televisivi di fine anno. Il messaggio durerà solo tre minuti trentuno secondi, il più breve della storia.
    Sostanzialmente il Capo dello Stato non dice nulla. L’anno che si chiude è amaro per lui: a giugno il suo messaggio alle Camere sulle riforme rimane inascoltato. Il 6 dicembre viene presentata in Parlamento la richiesta di impeachment con addirittura 29 capi di accusa: che riguardano ad esempio lo scontro con la magistratura e la legittimità della struttura Gladio. E allora Cossiga “parla non dicendo” sperando che quel suo silenzio faccia più rumore e ottenga più risultati delle sue esternazioni. Non sarà così. Si dimetterà con qualche settimana di anticipo sulla scadenza del Settennato.
    Si chiude per Cossiga la stagione al Colle più alto; non, però, quella delle Picconate. Picconate che, secondo la tesi iniziale del libro del giornalista Giampiero Guadagni, non sono esclusivamente l’effetto storico della caduta del Muro di Berlino. Cossiga, sostiene l’autore, si è comportato negli anni del Quirinale e in quelli successivi come immaginava si sarebbe comportato Aldo Moro se fosse uscito vivo dalla prigione delle Brigate Rosse. Dunque, un tributo al Maestro che non era stato in grado di salvare.
    Con la prefazione di Mario Segni, in uscita a dieci anni dalla scomparsa del politico sassarese, “Tre minuti trentuno secondi” è il racconto, arricchito da autorevoli valutazioni e testimonianze (da Marco Damilano a Marcello Veneziani, da Paolo Cucchiarelli al prefetto Mosino, da Zanda a Pisanu), della parabola anche umana di una figura politica unica. Cossiga ha ricoperto tutte le più alte cariche dello Stato: il più giovane ministro dell’Interno, il più giovane Presidente del Consiglio, il più giovane Presidente del Senato, il più giovane Presidente della Repubblica. Un motore di ricerca inesauribile per capire la nostra storia repubblicana.
    Uomo di vastissima cultura e di fede profonda, capace al tempo stesso di altissimi confronti e di polemiche molto ruvide con personalità di Stato come con personaggi dello spettacolo, Cossiga è ancora oggi trasversalmente ammirato e detestato: proprio questo ci permette di valutare vicende passate senza il filtro dell’ideologia; e di avere strumenti nuovi per ragionare sul nostro futuro e sulla ricostruzione che attende il nostro Paese.
    Un capitolo è dedicato al Cossiga comunicatore, che univa la passione per i baracchini da radioamatore a quella per le tecnologie e l’high tech. Guadagni mette poi in luce come le esternazioni siano state accompagnate e precedute da lunghi periodi di silenzio, che hanno alimentato tra l’altro i suoi approfondimenti teologici, con una predilezione particolare per tre Santi: Newman, Rosmini e Tommaso Moro. Il libro si chiude con una “intervista impossibile” proprio a Tommaso Moro: fu proprio Cossiga a proporlo come Santo patrono dei politici e dei governanti. (ANSA).
   


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