Dall’infermiera di Schiavonia al medico in pensione richiamato, ecco i primi vaccinati – foto in diretta

Dall’infermiera di Schiavonia all’infettivologo del Contugno. Sono volti e nomi simbolo della battaglia di questi mesi quelli di quanti hanno ricevuto, in tutta Italia, le prime dosi del vaccino anti Covid Pfizer-BioNTech che sono state somministrate anche a molti ospiti di Rsa.

L’infettivologo Rodolfo Punzi è il primo dei vaccinati stamane nell’ospedale Cotugno, tra i luoghi simbolo in città della lotta al Covid e presidio vaccinale per tutta l’Azienda ospedaliera dei Colli. Stamane, prima del via alle somministrazioni, il presidente della Regione Vincenzo De Luca ha incontrato i sanitari prenotati per ricevere il vaccino Pfizer-Biontech. Le operazioni proseguono nei cinque box allestiti in una tenda all’esterno del Cotugno.

“È ora di voltare pagina, questa è l’occasione, inizia la possibilità di voltare pagina”: lo ha detto il primario dell’Ospedale Sacco di Milano Massimo Galli, tra i primi a vaccinarsi oggi all’ospedale Niguarda in occasione del lancio della campagna vaccinale contro il covid. Per quanto riguarda la sicurezza del vaccino, “il 100% di sicurezza non esiste per nessun farmaco, vaccino o intervento chirurgico”.

Si chiama Alice Soldà, ha 58 anni e lavora al pronto soccorso dell’ospedale di Schiavonia: è lei la prima operatrice sanitaria padovana vaccinata in questo che il direttore generale dell’Ulss 6 Domenico Scibetta ha definito un “giorno storico”. Alice si è sottoposta alla prima dose del vaccino contro il Covid 19 poco prima delle 11.30. Emozionata, ma tranquilla Alice ha detto: “abbiamo vissuto momenti molto difficili, adesso speriamo che vada tutto bene”. “Questo ospedale per noi è un simbolo della lotta al Coronavirus – ha affermato Scibetta – ricordo ancora quel tardo pomeriggio del 21 febbraio quando ci arrivò la notizia del primo decesso da Covid 19 (si trattava di Adriano Trevisan, di Vo’), quel giorno l’intero ospedale venne isolato, quello di fare il tampone anche a chi aveva i sintomi era stata un’intuizione dei nostri professionisti, in quel momento si faceva il tampone solo a chi aveva avuto contatti con altri positivi e a chi arrivava da zone contaminate” Per l’ospedale questo è il giorno della svolta dopo la prima morte a causa della pandemia. “Oggi siamo qui – aggiunge ancora il direttore generale dalla postazione vaccini di Schiavonia – e non vi nascondo che sono emozionato”.

E’ stata appena vaccinata contro il Covid19 Gloria Capriata, l’infermiera della Rianimazione Ospedale Policlinico San Martino, testimonial della campagna vaccinale di Regione Liguria. Gloria ha 48 anni: genovese doc, lavora all’Ospedale Policlinico San Martino da quando aveva 19 anni. A ‘pungerla’ un’altra donna, Anna Maria Di Bella, 60 anni. Visibilmente emozionata, l’infermiera si è seduta al centro dell’ambulatorio e ha ricevuto alla fine l’applauso dei colleghi presenti Con Capriata, verranno vaccinati altri cinque testimonial del Vaccine day: Giovanni Assumma, milite di una pubblica assistenza genovese, il medico del pad.12 del San Martino Maria Ghinatti, il tecnico disinfettore Marco Giglio, il medico di Malattie infettive del Policlinico Chiara Dentone e Luca Castellani, specializzando di medicina d’urgenza e pronto soccorso

Il vaccino antiCovid è stato somministrato anche ai componenti della task force sanitaria regionale ligure nominata a inizio pandemia per la gestione sanitaria dell’emergenza. Il primo a ricevere il farmaco è stato Gian Carl Icardi, direttore del dipartimento Igiene del Policlinico San Martino seguito da Filippo Ansaldi, responsabile Prevenzione dell’azienda sanitaria Ligure Alisa. Poi è stato il turno di Matteo Bassetti, direttore della Clinica malattie infettive del San Martino e Angelo Gratarola, responsabile del Dipartimento interaziendale regionale dell’Emergenza sanitaria.

“Il vaccino è il più bel regalo di Natale, dopo viene la vittoria della Fiorentina contro la Juve”. L’infettivologo Giovanni Di Perri scherza con i giornalisti prima di sottoporsi al vaccino anti Covid all’ospedale Amedeo di Savoia di Torino. Il professore è il primo in Piemonte a fare il vaccino. “Sono molto contento, è un giorno importantissimo – dice – Sono preoccupato in termini propositivi perché la giornata è importante, ci sono molti vaccini da fare. Non ci siamo resi conto fino adesso di come può precipitare la situazione se non ci liberiamo di questa follia che ci ha travolto. Il vaccino ha dimostrato di avere una efficacia del 90 per cento, oltre alle aspettative, mi sarei accontentato del 60 per cento. Adesso si tratta di distribuirlo, di organizzarsi, di farlo arrivare soprattutto alle fasce più a rischio perché quando saranno in sicurezza ragioneremo con maggiore serenità”.

“Chi ha vissuto sulla propria pelle e ha visto con i propri occhi la drammatica straordinarietà di questa malattia non può e non deve temere il prodotto della scienza”. Così il responsabile del pronto soccorso del Civico di Palermo, Massimo Geraci, 52 anni, il primo medico a essere vaccinato oggi in Sicilia nel V-Day, commenta sulla prima pagina del quotidiano “La Sicilia” la partenza della campagna vaccinale contro il virus. “Questa giornata – spiega – ha diversi significati. È principalmente un invito, un richiamo alla responsabilità di chi è operatore della salute, che sono sicuro sarà largamente accolto. Ma mi piace considerarlo anche un omaggio a quanti hanno combattuto in prima linea, non come eroi, ma con spirito di servizio, nella piena interpretazione dell’aspetto più bello della nostra sanità, della sanità pubblica: quello della universalità delle cure”. Per il dottore Geraci “un operatore sanitario, per la scelta professionale che ha fatto, non può non accordare fiducia incondizionata alla scienza. E la scienza indica che il conseguimento dell’immunità di gregge è lo strumento attraverso il quale sono state vinte le battaglie contro temibili malattie infettive”. “Chi ha vissuto sulla propria pelle e ha visto con i propri occhi la drammatica straordinarietà di questa malattia – conclude il responsabile del Pronto Soccorso del più grande ospedale siciliano – non può e non deve temere il prodotto della scienza che ha visto l’uomo vincente persino contro la natura, quella natura a volte matrigna, feroce e spietata nella sua selezione nei confronti della fragilità dell’uomo”.

L’infermiera Ines Antoniani, 54 anni, del reparto di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale Santa Chiara di Trento è la prima persona in Trentino a ricevere il vaccino contro il Covid-19 della Pfizer – Biontech. Poco dopo le 9, nell’auditorium del nosocomio, sono partite le prime 30 vaccinazioni. Medici ospedalieri e di medicina generale, infermieri, oss, addetti alle pulizie. Altre 70 vaccinazioni verranno effettuate sempre nella mattinata odierna negli altri ospedali e nelle rsa del territorio. Da domani arriveranno in Trentino 4.500 dosi a settimana, per un totale di 18.000 dosi. In prima battuta verranno vaccinati ospiti e operatori delle rsa, personale sanitario e pazienti fragili. “Questo è un giorno di speranza”, ha detto l’assessore alla Salute Stefania Segnana. “La cittadinanza dovrà continuare a osservare le regole di prevenzione, ma il vaccino ci darà una grossa mano a uscire da questo brutto periodo”. Il presidente della Provincia Maurizio Fugatti ha ringraziato tutti il personale sanitario: “Siete stati sempre in prima linea, lo siete ancora oggi e so che non è facile anche perché il sentimento nella popolazione è cambiato. In primavera non era scontato che saremmo arrivati oggi con i primi vaccini. Questo è un primo importante passo”. Il sindaco di Trento Franco Ianeselli ha spronato tutti ad aderire alla campagna vaccinale: ” Credo sia importantissimo chiudere l’anno con speranza, fare la propria parte in questo momento è anche dire sì al vaccino”. Il direttore dell’Apss Pier Paolo Benetollo ha aggiunto: “Dopo i momenti drammatici di questi mesi ora inizia una nuova strada. Non sarà immediata ma va percorsa in modo deciso”.

L’iniezione e poi l’applauso, Silverio Piro, 71 anni, medico infettivologo dell’ospedale Brotzu, in pensione ma richiamato per l’emergenza Covid, è la prima persona in Sardegna vaccinata contro il Covid. La prima donna è invece Virginia Boi, 58 anni, responsabile della preospedalizzazione sempre al Brotzu. “Un momento importante- ha detto Paolo Cannas, commissario straordinario dell’azienda- l’ospedale è stato scelto per una questione logistica, ma si sta vaccinando anche personale degli altri ospedali”. Domani 4800 altre dosi che saranno inoculate al personale sanitario e collaboratori. Poi- ha assicurato l’assessore regionale alla Sanità Mario Nieddu- toccherà ad anziani e ospiti delle Rsa. Ogni tre-quattro giorni arriveranno circa cinquemila dosi. “Il momento più emozionante- ha detto- è stata la somministrazione del primo vaccino: dopo avere combattuto tanto abbiamo la sensazione di essere a una svolta”. Oggi le prime 45 dosi, poi avanti sino all’esaurimento delle prime 180 fiale arrivare ieri notte dallo Spallanzani di Roma con un volo militare. La cassa con il vaccino è stata custodita dalla Brigata Sassari alla caserma di viale Poetto per essere poi trasportata al Brotzu questa mattina.

Si chiama Maria Caldarulo, ha 94 anni, ed è la prima anziana ospite di una Rsa pugliese ad essere stata vaccinata contro il Covid a Bari. Emozionata, ha ringraziato le infermiere e le dottoresse dell’Asl Bari che le hanno somministrato la prima dose del vaccino Pfizer. “Oggi sono molto felice”, ha detto poi commossa, ricordando le altre vaccinazioni a cui si è sottoposta nel corso della sua vita. La signora Caldarulo è ospite della Rsa ‘Villa Giovanna’ di Bari, si tratta di una delle Residenze sanitarie più colpite nella prima ondata di contagi Covid: un luogo simbolo della lotta al coronavirus. Dopo la 94nne, sono state vaccinate altre 30 persone tra ospiti e personale sanitario.


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