Deposta una rosa sulla tomba di ognuna delle 21 madri costituenti

Cerimonia breve al Verano, per rispettare i divieti anti assembramento, nella staffetta delle rose del 2 giugno – una fiore per ciascuna delle 21 madri costituenti – organizzata dall’Anpi. Le tre madri della Repubblica che riposano al Verano a Roma sono Nilde Iotti, Nadia Gallico Spano nel Famedio del Pci e Adele Bei. Iotti, prima donna presidente della Camera, è sepolta accanto al compagno di vita Palmiro Togliatti. A deporre la rosa è stata la figlia Marisa Malagoli Togliatti. Con lei l’ex ministra Livia Turco e la consigliera regionale Marta Bonafoni.

Del gruppo che ha recato l’omaggio delle rose l’ex eurodeputata Silvia Costa, Cristina Olini presidente dei partigiani cristiani, Serena Colonna e Paolo De Zorzi dell’associazione dei perseguitati politici antifascisti, Francesca Del Bello del primo municipio, Marisa Ferro, Gianfranco Pagliarulo ed Emilio Ricci dell’Anpi nazionale, Nina e Nenè Bei, Carlo Zaia e Francesco Bei, nipoti di Adele Bei. Gallico Spano è la politica che organizzò con la Croce Rossa e il Comune di Roma i convogli che trasportarono 70 mila bambini meridionali rimasti orfani nelle famiglie del Nord Italia.

Adele Bei, dopo gli anni in carcere e al confino, fu la pasionaria dei diritti di parità, organizzatrice della Resistenza a Roma. Al cippo del cimitero del Verano l’omaggio anche a Teresa Mattei, la più giovane costituente. A Prima Porta invece riposa Maria de Unterrichter Jervolino, a renderle omaggio la figlia, l’ex ministra dell’Interno, Rosa Russo Jervolino con alcuni rappresentanti del Campidoglio. Marina Pierlorenzi, dell’Anpi, ha ricordato al Verano che le “madri costituenti”, pur nelle loro diversità politiche e ideologiche, trovarono comunque un linguaggio comune e conseguirono insieme importanti risultati, “come ad esempio essere riuscite a sventare il tentativo trasversale di introdurre in Costituzione l’indissolubilità del matrimonio, che avrebbe reso impossibile la legge sul divorzio”.



Fonte originale: Leggi ora la fonte