Dimmi come mangi e ti dirò chi sei

Abbiamo iniziato a fare ricerca sugli aspetti psico-sociali dell’alimentazione circa quindici anni fa occupandoci inizialmente di influenza sociale sui comportamenti alimentari di adolescenti e adulti, per poi estendere i nostri interessi ad altri temi quali gli stereotipi di genere legati al cibo, la neofobia alimentare e la sua relazione con l’orientamento politico, il cibo come mezzo per ridurre il pregiudizio nei confronti degli stranieri, i conflitti intergruppi relativi alle scelte alimentari.

Viaggio tra i mangiatori del nostro tempo
In questi anni abbiamo quindi fatto un viaggio tra i mangiatori del nostro tempo, attraverso lo sguardo della psicologia sociale, una scienza che studia il comportamento umano articolando diversi livelli di spiegazione. Per il suo ampio respiro, riteniamo dunque che questa sia una prospettiva particolarmente adatta per studiare l’alimentazione in quanto oggetto di indagine complesso che si colloca su almeno due dimensioni: una che va dal biologico al culturale, ossia dalla funzione nutritiva a quella simbolica, e l’altra che va dall’individuale al collettivo, ossia dalla funzione espressiva di sé a quella di posizionamento sociale.

La frammentazione delle scelte alimentari
Un elemento che caratterizza il nostro rapporto col cibo oggi è la frammentazione delle scelte alimentari. La globalizzazione dei mercati e la destagionalizzazione delle colture hanno allargato radicalmente l’offerta alimentare. Le persone si trovano a scegliere fra molte più alternative di un tempo e questo porta l’individuo a definire i propri criteri di selezione: ognuno si relaziona col cibo secondo una configurazione personalizzata di criteri che parla di chi siamo. Il famoso “siamo ciò che mangiamo” è vero non solo in senso biologico, ma anche in senso simbolico.

Un atto comunicativo
Il consumo alimentare allora è un atto comunicativo: molte ricerche mostrano che il giudizio sociale, l’idea che ci facciamo degli altri, è straordinariamente ancorato ai comportamenti alimentari. Per esempio chi mangia cibo sano è considerato più intelligente, responsabile, morale, attraente di chi mangia cibo spazzatura, ma meno socievole, meno divertente, più noioso e più infelice. Sono stereotipi che è facile riconoscere all’opera nel nostro quotidiano. Di conseguenza, alcuni studi mostrano anche che gli individui tendono a regolare il proprio consumo di cibo, sia in termini di quantità che di qualità, per fare buona impressione agli altri.

L’adesione individuale a uno stile di vita
Le nostre scelte alimentari quindi raccontano chi siamo, sono un mezzo di comunicazione dell’identità sia personale che sociale, perché esprimono l’adesione individuale a uno stile di vita, ma anche l’appartenenza ai gruppi di cui facciamo parte. E queste identità, personale e sociale, confluiscono l’una nell’altra: la frammentazione è individualizzazione solo apparentemente perché le adesioni individuali ad uno stile di vita sembrano trasformarsi in nuove identificazioni sociali che si sostituiscono a vecchie appartenenze ormai indebolite. Le differenze che una volta erano spiegate in termini di tradizione territoriale o classe socio-economica, adesso sono solo in parte e per alcuni mangiatori riconducibili a queste caratteristiche. Sono invece più facilmente riconducibili a scelte personali, ma condivise in gruppi sociali meno definiti e con i confini più sfumati, gruppi con cui le persone si identificano, a volte trasformando la tavola in un campo di battaglia.

L’esempio dei vegani
A questo proposito è emblematico l’esempio dei vegani, molto spesso oggetto di pregiudizi e discriminazioni. Proprio ora stiamo studiando la cosiddetta “vegefobia” e prendendo in considerazione diverse spiegazioni psico-sociali di questo fenomeno. In questo quadro generale, la sfida che affrontiamo come mangiatori sociali è che la frammentazione non diventi segregazione e conflitto, ma che le diverse identità alimentari possano convivere pacificamente in modo da conservare intatta la funzione conviviale del cibo.

*Autrici di Scelte alimentari. Foodies, vegani, neofobici e altre storie, Il Mulino, pagg. 176, 12 euro. Nicoletta Cavazza insegna Psicologia sociale e Psicologia della persuasione all’Università di Modena-Reggio Emilia. Tra le sue numerose pubblicazioni con il Mulino: «Pettegolezzi e reputazione» (2012) e «Comunicazione e persuasione» (2017). Margherita Guidetti insegna Psicologia sociale nell’Università di Modena-Reggio Emilia. È autrice di diversi articoli pubblicati su riviste scientifiche nazionali e internazionali.



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