Disoccupati e neet: l’Italia non è un Paese per giovani

Italia terra di record. In Europa siamo gli ultimi per occupati giovanili e i primi per “neet”, ovvero ragazzi scoraggiati che non studiano e non lavorano (meglio di noi anche Grecia, Bulgaria, Romania). Non solo: nonostante un miglioramento degli ultimi anni, il gap tra Italia e Ue è ancora molto alto per abbandono scolastico (siamo 3 punti sopra la media) e percentuale di laureati (siamo sotto di addirittura 14 punti). Insomma, il nostro continua a non essere un Paese per giovani. La conseguenza? Oltre 320mila ragazzi e ragazze (20-34 anni) hanno lasciato l’Italia tra il 2009 e il 2018, molti dei quali senza prospettiva di ritorno.
 
Pochi laureati, troppi abbandoni scolastici
A fotografare la condizione dei giovani italiani è uno studio della fondazione Leone Moressa, che elabora gli ultimi dati Eurostat. Cosa emerge? Seppure sul fronte dell’istruzione l’Italia registri dei miglioramenti, resta molto indietro rispetto al resto del continente. «Con la “strategia Europa 2020” – scrivono i ricercatori – la Commissione Ue, in ambito educativo, prevedeva nel 2010 due obiettivi da raggiungere entro il 2020: ridurre l’abbandono scolastico e aumentare la percentuale di laureati. L’Italia li ha raggiunti entrambi.  Tuttavia, il gap tra il nostro Paese e la media Ue è ancora molto ampio: oltre 3 punti per l’abbandono scolastico, addirittura 14 per la percentuale di laureati. Osservando poi nel dettaglio, emerge una situazione peggiore tra i maschi: in Italia il tasso di laureati varia tra il 21,6% dei ragazzi e il 33,8% delle ragazze. Il tasso di abbandono scolastico va invece dall’11,5% delle femmine al 15,4% dei maschi».

 
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