Distruggi questo libro e altri curiosi insegnamenti sulla creatività

Quando era bambina si divorava i racconti di mistero di Nancy Drew e le storie di avventura di C. S. Lewis ed Enid Blyton. “Ah, la sua banda dei Cinque!”, ricorda ancor oggi che ama leggere poesia, fiction e tutto ciò che le “chiede di prestare attenzione al mondo”. Nella lista infinita dei suoi maestri mette Walter Benjamin e Martin Heidegger accanto a Herman Hesse e Walt Whitman, e poi Jung, Perec, Rebecca Solnit, perfino John Cage e Yoko Ono. E ovviamente Umberto Eco: “L’idea dell’opera aperta viene da lui”, racconta Keri Smith, artista e autrice di numerosi libri per ragazzi (e non solo) di origine canadese, amatissima in tutto il mondo per i suoi manuali interattivi che chiamano in causa direttamente il lettore e lo aiutano a liberare la sua creatività.
 
I suoi libri hanno aiutato milioni di lettori a trovare la propria voce: “Mai avrei immaginata una cosa simile. Questi libri nascono come mio personale percorso di guarigione, una sorta di ‘insegna ciò che anche tu hai bisogno di imparare’. Tutto ciò che trovo utile per me, ciò che mi entusiasma dell’arte e della vita, lo condivido. Se anche gli altri lo trovano utile, è meraviglioso”.
 

Da Distruggi questo diario (nelle sue svariate edizioni, l’ultima per i dieci anni dalla prima pubblicazione è a colori) a Questo non è un libro, da Come diventare esploratore del mondo a Piccolo manuale dei grandi sbagli, i suoi libri ora più che mai diventano preziosi strumenti nelle mani di milioni di bambini costretti in casa in questi mesi di quarantena e chiusura delle scuole, tanto che il suo editore italiano Corraini li ha appena ristampati. Ma non solo.
 
All’inizio del lockdown, Keri Smith è stata contattata da numerosi insegnanti – dapprima italiani, poi anche americani quando il contagio si è esteso – che le chiedevano consigli su esercizi da proporre agli studenti durante l’isolamento. Ne è nato, “molto rapidamente” si schermisce lei, un sito in quattro lingue, www.explorationoftheday.com, che l’autrice aggiorna personalmente (quasi) ogni giorno. Le istruzioni che vengono fornite non sono così diverse da quelle contenute nei libri. Del tipo: “Strappa strisce colorate e poi crea diversi motivi a quadri”; “Crea sgoccialature (come Jackson Pollock)”; “Disegna utilizzando uno o più capelli” oppure “Traccia linee utilizzando oggetti inusuali intinti nell’inchiostro: bastoncini, cucchiai, pettini…”. Solo che ora “tutti gli esercizi sono pensati per esser fatti anche in piccoli spazi. Perciò propongo di usare quel che ciascuno ha intorno. Avere dei vincoli ci rende ancora più creativi, ci spinge ad andare oltre i nostri limiti. Per me almeno è così”, confessa.
 

La materia su cui Keri Smith lavora è direttamente la creatività di chi si avvicina all’universo in perenne trasformazione dei suoi libri, che cambiano ogni volta che uno li legge, completati dall’apporto che ciascun lettore vi dà. Ma da dove viene l’idea? “Più che idea si tratta di un’ossessione”, racconta lei, ridendo. “Adoro collaborare col lettore nel creare qualcosa che sia ogni volta diverso. In questo modo i libri non invecchiano, cambiano solo forma nel tempo. Il messaggio che vorrei dare è che possiamo creare il nostro mondo. Ricevo molte lettere da persone che si trovano in situazioni difficili, sono malate, e usano i libri per concentrarsi su qualcos’altro. Non come distrazione, sia chiaro, ma come possibilità di spostare la loro attenzione verso qualcosa di creativo. In questo modo la nostra energia cresce. È questa carica di energia che cerco nel mio lavoro e nella mia vita. Spesso basta poco, come ascoltare il nostro corpo, attivando tutti i nostri sensi, o prestando attenzione al nostro respiro”.
 
Keri Smith spinge i ragazzi a rompere le convenzioni, a vedere il mondo in modo nuovo: e il mondo intero diventa fonte di ispirazione… È così che le viene in mente ogni volta un’idea nuova. “Le idee mi arrivano ‘mentre sto vivendo’ – ci dice, per citare Anais Nin – non certo mentre sono seduta alla scrivania. Oggi, dipendenti dagli schermi come siamo, non dedichiamo abbastanza tempo alla contemplazione, all’ascolto, a lasciar andare i nostri pensieri. Invece c’è bisogno di uno “spazio” per far emergere le idee. E così cerco di dedicarmi a queste attività. Per questo dico: spegnete gli schermi”.
 
Basta ascoltarla parlare per rimanere incantati. Non è strano che milioni di bambini amino i suoi libri. Anche quelli che non amano leggere… Anzi, soprattutto quelli. Perché ai bambini piace l’idea di usare l’immaginazione e toccare con mano il mondo intorno a loro. “È questo in fondo che cercano nei miei libri. Che non riguardano tanto la lettura, quanto piuttosto l’esperienza diretta con il mondo. Credo che tutti noi cerchiamo questo, anche se non ne siamo consapevoli. Io con il mio lavoro ricordo alle persone – non solo ai bambini, ma anche ai loro genitori – di fare caso a cosa c’è proprio davanti ai loro occhi. A volte serve un promemoria per destare la nostra attenzione. Ma tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci ricordi che possiamo lasciarci andare e giocare!”.

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