Dl Rilancio, ecco i soldi per le startup: tra conferme, misure saltate e grandi sorprese. Fondo per i videogame

MILANO – Conferme, alcune misure a rischio e una sorpresa grande mezzo miliardo. Il capitolo dei sostegni all’ecosistema dell’innovazione sta ancora prendendo forma e – rispetto all’ultima bozza del dl Rilancio a disposizione – resta qualche limatura da fare. E restano dubbi da sciogliere.

Cominciando dalle conferme rispetto alle aspettative delle startup e affini, sono presenti 100 milioni al sistema Smart&Start di Invitalia. Dettaglia la relazione illustrativa che l’obiettivo degli interventi è “estendere l’ambito di intervento dello strumento, ora incentrato sulle fasi iniziali del ciclo di vita, permettendo alle startup meritevoli di consolidare il proprio sviluppo attraverso apporti in termini di capitale proprio anche da parte di investitori privati e istituzionali”. E più oltre si spiega: “Il nuovo strumento agevolativo potrà consentire la conversione del debito in uno strumento partecipativo, accompagnato dall’ingresso nel capitale sociale di un investitore e/o aumento del capitale stesso, la cui restituzione sarà legata al rendimento aziendale. Grazie a questa operazione potrà essere sostenuta la patrimonializzazione della startup e si concederà la liquidità necessaria alla startup stessa per poter sviluppare il proprio business”.


A questo si aggiunge una nuova linea di intervento chiamata Smart Money, dotazione 10 milioni (meno delle bozze iniziali) “volta a facilitare l’incontro tra start up innovative e sistema degli incubatori, acceleratori, università, innovation hub attraverso un contributo a fondo perduto per l’acquisizione dei servizi prestati da tali soggetti e rafforzamento patrimoniale della start up innovative, incentivando, in una fase successiva al percorso di incubazione/accelerazione anche l’investimento nelle start up da parte di investitori qualificati”. Anche in questo caso sarà necessario un decreto del Mise per disciplinare i contributi, che saranno in forma di voucher per le aziende innovative che sfrutteranno i servizi degli incubatori.

Confermata rispetto alle attese l’incremento di dotazione del “Fondo di sostegnoal venture capital” con 200 milioni aggiuntivi per il 2020 (sul miliardo già disponibile per il fondo innovazione, investimenti pubblici e privati al 50%). Fondi che serviranno per investimenti nel capitale, anche tramite la sottoscrizione di strumenti finanziari partecipativi, secondo le modalità che saranno adottate con decreto del Ministro dello Sviluppo economico. E’ presente nel testo anche la riserva da 200 milioni del Fondo di garanzia per le Pmi in favore di nuovi progetti in ambito innovativo, per accedere ai prestiti garantiti, anche se potrebbe esser espunta dalla formulazione finale.

Al capitolo dei dubbi da sciogliere e delle potenziali assenze, c’è discrepanza tra la relazione illustrativa e quel che si dice nell’articolato per quel che riguarda una moratoria di 12 mesi sui finanziamenti in essere (non presente nel testo del decreto), così come mancano rispetto alle attese le misure di incentivazione fiscale per l’investimento o l’acquisizione di startup. Su questo aspetto, però, si attendono le revisioni della Ragioneria per capire se c’è capienza o meno, per preservarle anche nella versione finale. Sarebbero un segnale importante rispetto al tentativo di convogliare risparmi e capitali privati verso le imprese. Proposte di associazioni startup e venture capital riguardavano l’inserimento di ulteriori 12 mesi di status di startup nel registro (utile per ottere incentivi agli investitori e la deroga sulla legge di fallimentare: aspetto non secondario durante la crisi); ma anche il 50% di detrazione fiscale per chi investe su startup e del 30% per chi lo fa su pmi innovative (nelle norme già in vigore c’è un 30% di deduzione fiscale). Fino all’ultima bozza questi punti erano presenti, poi sono diventati oggetto di approfondimento sulle coperture. Se saltassero, mancherebbero “provvedimenti che potrebbero incidere a breve termine sulla vita delle startup e delle pmi innovative”, come ha annotato Angelo Coletta, Presidente di Italia Startup. Tra le rimostranze di Coletta anche il taglio agli attesi “40 milioni di investimento per la valorizzazione economica dei titoli della proprietà industriale (brevetti, disegni, marchi)”.

Saltato invece nel decreto al momento il potenziamento del Piano Impresa 4.0 (il Mise aveva lavorato a una proposta dove il credito di imposta per gli investimenti digitali saliva dal 6% a 10% con un bonus ulteriore – pari al 15% – destinato alle spese per agevolare lo smart working; inalterato il tetto di spesa che resta a 2 milioni di euro).

Non solo conferme e misure saltate. Nell’attuale testo sono comparse anche misure che erano inattese. Come quella per “sostenere lo sviluppo dell’industria dell’intrattenimento digitale a livello nazionale”, con un fondo da 4 milioni presso il Mise chiamato “First Playable Fund” per “sostenere le fasi di concezione e pre-produzione dei videogames, necessarie alla realizzazione di prototipi, tramite l’erogazione di contributi a fondo perduto, riconosciuti nella misura del 50 per cento delle spese ammissibili, e per un importo compreso da 10.000 euro a 200.000 euro per singolo prototipo”. In pratica aiuteranno a pagare personale, collaborazioni, attrezzature e licenze software per sviluppare i videogame.

La grande sorpresa però è l’arrivo di un Fondo per il Trasferimento Tecnologico presso il Mise dal valore di ben mezzo miliardo, affidato all’Enea (a fronte di una commissione di gestione all’1% – 5 milioni – e una dotazione ulteriore di 12 milioni) che per lo scopo istituisce la Fondazione Enea Tech. “La misura – si legge nel provvedimento – oltre ad accelerare una politica industriale fondata sull’innovazione, contribuisce al miglioramento della produttività e della resilienza del sistema delle Pmi e alla creazione di nuove significative opportunità di lavoro qualificato”. La finalità del fondo è “favorire la collaborazione di soggetti pubblici e privati nella realizzazione di progetti di innovazione e spin-off e possono prevedere lo svolgimento di attività di progettazione, coordinamento, promozione, stimolo alla ricerca e allo sviluppo attraverso l’offerta di soluzioni tecnologicamente avanzate, processi o prodotti innovativi, attività di rafforzamento delle strutture e diffusione dei risultati della ricerca, di consulenza tecnico-scientifica e formazione, nonché attività di supporto alla crescita delle start-up e Pmi ad alto potenziale innovativo”. Con i soldi finanziati, il Mise può autorizzare la partecipazione indiretta in “capitale di rischio e/o di debito, anche di natura subordinata, nel rispetto della disciplina europea in materia di aiuti di Stato” secondo parametri da definire. 

Fausto Boni, presidente di Vc Hub Italia, ha accolto con soddisfazione l’inserimento delle norme ma su questo ultimo aspetto in particolare attende chiarimenti circa la funzione dello strumento, che nasconde il rischio di sovrapposizioni con altre forme d’intervento (in particolare il Fondo Innovazione) e dispersione di risorse. “Ci auguriamo che nelle prossime settimane i decreti attuativi possano prevedere misure che chiariscano ulteriormente alcune norme”.



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