Dl sicurezza, scoppia bagarre: il sì senza voti da centrodestra

Niente numero legale, bagarre in aula. Poi il sì, ma senza i voti del centrodesta. La seduta in cui a Palazzo Madama si è discusso sulla conversione in legge del nuovo decreto sicurezza si è trasformata in un vero e proprio “caso”.

I numeri per la maggioranza sono molto più risicati del previsto. A dimostrarlo è la caduta, per ben due volte soltanto oggi, del numero legale. Per questo la seduta è stata interrotta per due ore, riprendendo soltanto intorno a mezzogiorno.

Si tratta di un inequivocabile segnale delle tensioni interne alla maggioranza. Del resto, il governo Conte II non sta vivendo i suoi giorni più facili. I litigi sul recovery found e le minacce di Renzi si stanno avvertendo anche in sede di conversione in legge dei decreti sicurezza. Occorre però anche sottolineare che quasi mai la maggioranza giallorossa ha avuto idee chiare e univoche in tema di immigrazione.

Da qui le difficoltà avvertite anche in queste ultime ore. La prima interruzione si è avuta già poco dopo le 10, mentre si stava votando la mozione del capogruppo Lega Massimiliano Romeo: il Carroccio ha chiesto la verifica del numero legale, che in quel momento mancava. Alle 11:31 altro stop dopo una nuova verifica sul numero.

“Qui Senato – ha tuonato Matteo Salvini su Twitter – Per ben due volte Pd, M5s e Renzi risultano assenti e fanno mancare il numero legale per la discussione sui ‘Decreti Clandestinì. Forse sono a spasso per partecipare alla lotteria degli scontrini”.

Il nuovo decreto sicurezza è stato varato ad ottobre dal governo. Al suo interno le norme che hanno di fatto azzerato l’impianto voluto proprio da Salvini, quando quest’ultimo era ministro dell’Interno nel primo esecutivo guidato da Giuseppe Conte. Dall’azzeramento delle multe alle Ong, passando per l’allargamento delle maglie sulla protezione speciale, fino ad arrivare al ritorno dell’accoglienza anche dei richiedenti asilo all’interno degli ex centro Sprar. Sono queste le novità che hanno portato a una vera e propria “restaurazione” in tema di immigrazione.

Più uno sgarbo politico, progettato da tempo dall’ala sinistra della coalizione di governo, che un progetto di riforma. Se alla Camera il 9 dicembre si è giunti senza grossi problemi all’approvazione del nuovo testo, in Senato per l’appunto ci sono delle difficoltà. Lo si è visto già ieri, quando il governo ha imposto la fiducia. Il margine della maggioranza a Palazzo Madama è molto sottile e l’impressione è che sia il Pd che il Movimento Cinque Stelle temano franchi tiratori.

I litigi sull’immigrazione

Che qualcosa non andava si era intuito per la verità già in sede di conversione del decreto alla Camera. In quell’occasione due deputati grillini hanno denunciato il ritiro di alcuni loro emendamenti in commissione affari costituzionali senza preavviso. Gli esponenti del Movimento Cinque Stelle in questione era Luca Frusone e Alvise Maniero, ritenuti appartenenti nell’ala più scettica dei pentastellati in relazione al nuovo decreto sicurezza. Un campanello d’allarme quindi di quello che poteva accadere in Senato.

Del resto, tra i grillini non tutti hanno voluto queste nuove disposizioni. Non sono pochi i parlamentari grillini imbarazzati nel dover votare il taglio di norme volute dallo stesso movimento quando era alleato della Lega di Salvini. La tensione è quindi molto alta. La mancanza del numero legale altro non è stato che l’ennesimo segnale del rischio implosione della maggioranza sull’immigrazione. E la giornata in Senato si preannuncia ancora molto lunga.

La bagarre del pomeriggio

Anche nelle ore pomeridiane la seduta non ha registrato veri momenti di calma. Il confronto tra maggioranza e opposizione, anche in virtù della mancanza del numero legale mattutino, è proseguito senza esclusione di colpo. Alle 16:30 a prendere la parola è stato lo stesso Matteo Salvini: “Gli unici che applaudiranno a questo decreto saranno scafisti e trafficanti – ha dichiarato l’ex ministro dell’Interno – A cui oggi quest’aula sta facendo un regalo”. Secondo il leader del Carroccio, nelle prossime settimane la parola sulle nuove norme dovrebbe essere data agli elettori: “Siccome è il popolo a decidere – ha annunciato ancora Salvini – sarà un referendum, a cui a Covid finito inizieremo a lavorare, a cancellare questa pagina vergognosa della storia italiana”.

Durante la seduta sono apparsi anche stricioni tra i banchi della Lega: “Siete senza vergogna” recitava uno di questi”. Fischi sono stati rivolti durante altri interventi, più volte il presidente Casellati ha dovuto richiamare all’ordine e sospendere la seduta. Una situazione di tensione che ha accompagnato l’intera discussione in attesa della votazione finale. Durante il parapiglia il questore De Poli e un commesso del Senato sono finiti in infermeria. Il primo avrebbe riportato la lussazione di una spalla.

Il sì alla fiducia

Alla fine l’Aula del Senato ha approvato con 153 sì, 2 no e 4 astenuti la fiducia chiesta dal governo sul decreto legge sicurezza. Un via libera arrivato al foto-finish visto che il Dl, che riforma i decreti Salvini, doveva essere convertito in legge entro domenica prossima, 20 dicembre. I senatori di FI, Lega e FdI non hanno partecipato al voto.



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