Egitto, arrestata Lina Atallah, l’ultima voce indipendente

“Se rinunciamo anche noi non resterà più nessuno a fare questo lavoro”. Lina Atallah rispondeva così due mesi fa a chi le chiedeva perché continuasse a dirigere il giornale on line Mada Masr, “l’unica voce libera rimasta in Egitto” per usare le parole dell’Economist, nonostante le minacce contro la redazione e l’arresto subito da lei stessa e dai suoi collaboratori nel novembre scorso. Atallah è stata arrestata oggi di fronte al carcere di Tora, alla periferia del Cairo, dove si era recata per intervistare Laila Soueif, madre di Alaa Abdel Fatah, il più famoso attivista egiziano, da settimane in sciopero della fame. Dopo qualche ora è stata ordinata la scarcerazione su cauzione, probabilmente grazie alle pressioni internazionali che già a novembre, quando era stata arrestata la prima volta, l’avevano salvata. Lina è tornata libera intorno alla mezzanotte.
 
Lina Atallah è la direttrice di Mada Masr: da anni il giornale è nel mirino delle autorità egiziane per le sue inchieste. Il sito Internet è stato chiuso e ora è accessibile soltanto attraverso i sociale media o una connessione protetta. A novembre nel giro di 24 ore era stato arrestato il caporedattore del giornale e la redazione aveva subito un raid in cui erano finiti in manette Atallah e tre collaboratori. Solo la pressione internazionale aveva portato al loro rilascio. Mada Masr ha condotto inchieste sulla morte di Giulio Regeni, unico media egiziano: l’ultima indagine, pubblicata qualche giorno fa, riguardava il decesso in carcere di Shady Habash, il regista morto in cella a inizio mese. Era stato arrestato più due anni fa per aver girato il video di una canzone critica del presidente Al Sisi e accusato di diffusione di notizie dannose per lo Stato: nonostante fossero scaduti i termini di custodia preventiva le accuse contro di lui non erano mai state discusse.

Atallah stava intervistando Laila Soueif perchè l’anziana donna da giorni dorme di fronte alla prigione chiedendo di potere portare al figlio abiti e cibo: le sue foto hanno fatto il giro dei social media arabi, acuendo la protesta per la decisione del governo egiziano di vietare da inizio marzo ai detenuti ogni contatto con l’esterno a causa del coronavirus. Per questo Abdel Fatah, il volto delle proteste di piazza Tahrir nel 2011, aveva iniziato lo sciopero della fame.
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— Mona Seif (@Monasosh) May 16, 2020

 


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