Ennesimo disastro Bellanova: ha portato solo 48 voti

È vero che spesso forse non si è profeti in patria, ma le performance elettorali di Teresa Bellanova nella sua Puglia in occasione delle recenti regionali vanno ben oltre questo semplice detto. La sua è stata una disfatta, assieme a quella di Italia Viva, il partito di Matteo Renzi che pure sull’attuale ministro dell’Agricoltura e sul suo presunto radicamento territoriale in Puglia puntava parecchio.

Appena pochi giorni prima dal voto, l’ex presidente del consiglio in visita nella regione dichiarava che se il Pd avesse candidato Teresa Bellanova avrebbe vinto a mani basse e senza problemi. Una stoccata al presidente uscente Michele Emiliano niente affatto profetica, visto che quest’ultimo è riuscito invece a riconfermarsi. Italia Viva ha provato a ostacolare la corsa del candidato democratico, presentando Ivan Scalfarotto assieme ad altre due liste. L’obiettivo minimo era l’ingresso in consiglio regionale, magari sperando nell’effetto trascinamento del ministro dell’agricoltura in carica.

Al contrario, quanto uscito fuori è una sconfitta sonora con il candidato renziano che non è riuscito ad arrivare nemmeno al 2%. Come lista, Italia Viva si è fermata all’1.08% e quindi a una cifra che ha posto il partito nell’alveo della marginalità politica. E dire che i renziani, con in testa la stessa Bellanova, hanno girato in lungo e largo la Puglia. Segno che a un risultato più importante e di rilievo evidentemente ci credevano.

Se la disfatta di Italia Viva è evidente, quella personale di Teresa Bellanova ha dimensioni ancora più ampie. Basta citare il dato del suo paese natale per rendersene maggiormente conto. A Ceglie Messapica, cittadina di ventimila abitanti di cui l’esponente renziana è originaria, in totale dalla lista di Italia Viva sono stati raccolti appena 48 voti. Come sottolineato da Repubblica, sono stati meno di quelli del candidato presidente di Rifondazione Comunista. In poche parole, il ministro che doveva rappresentare il cavallo vincente del centro – sinistra in Puglia, nonché l’esponente capace di trascinare al meglio Italia Viva nella sua regione, ha mosso soltanto una manciata di voti.

Un anno di brutte figure

Gli ultimi mesi per Teresa Bellanova non sono stati proprio da incorniciare. Quando ad aprile ha proposto una sanatoria per i migranti irregolari da far lavorare nelle campagne, forse il ministro pensava a una sorta di consacrazione politica. Da lì invece è partito un periodo in cui sono state accumulate una serie di magre figure. Perché quella stessa sanatoria per la quale la Bellanova ha messo in discussione il governo e la maggioranza, con una riforma che Italia Viva ha preteso fosse messa in agenda, si è rivelata un totale fallimento.

Il ministro durante il lockdown parlava di una potenziale platea di 600.000 migranti da regolarizzare, scesi poi a 220.000 dopo l’accordo con la maggioranza. Alla fine, con i termini per la sanatoria chiusi il 15 agosto, sono stati solo 30.000 i braccianti impiegati grazie alla sua riforma. Gran parte dei quali per giunta erano richiedenti asilo che hanno regolarizzato la propria posizione lavorativa. Niente fine del caporalato o del lavoro in nero nelle campagne come paventato inizialmente e come illustrato in una conferenza stampa caratterizzate dalla lacrime del ministro.

Una sanatoria flop a cui si sono aggiunte anche le critiche delle associazioni di categoria, le quali hanno evidenziato nei giorni scorsi che soltanto adesso è stata resa nota la cifra da pagare per gli imprenditori che hanno autodenunciato il lavoro nero: 300 Euro per ogni mese pregresso, un salasso che ha vanificato i già pochi vantaggi della riforma.

La foto sul trattore nel giorno del voto

E che Teresa Bellanova ci credeva a dei risultati elettorali a lei favorevoli in Puglia, lo ha dimostrato anche un’immagine mostrata su Twitter a poche ore dalle votazioni. Nello scatto il ministro era a bordo di un trattore e in basso una didascalia ironizzava su un vecchio slogan di Matteo Salvini: “Noi siamo quelli del trattore, non delle ruspe – si leggeva nel post – Lavoriamo la terra non per distruggere, ma per seminare”. Un’iniziativa comunicativa dall’efficacia piuttosto dubbia già durante il voto, che ad urne chiuse si è dimostrata ancora più inconsistente visto che, dati alla mano, di voti ne sono stati seminati ben pochi.



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