Ermini: vergogna toghe faccendiere, chiedano scusa

“Nessuno può chiedere a un magistrato di essere un eroe”, ma nessun giudice può “sfregiare” il loro ricordo, “infangando la credibilità, il prestigio e l’onorabilità della magistratura”. “Chi baratta il proprio dovere con mire carrieriste, chi svende gli ideali per il potere personale, chi insudicia il proprio ruolo con pratiche da faccendiere ha solo da vergognarsi e chiedere scusa. Tradisce la funzione, i colleghi, l’istituzione”. Lo ha detto il vicepresidente del Csm David Ermini alla cerimonia al Quirinale sui magistrati vittime di terrorismo e mafia.

“Le garantisco, signor Presidente, che l’abbruttimento etico dell’ordine giudiziario ha nell’attuale Csm- ha detto  David Ermini – l’avversario più tenace e inflessibile.  Contrastare ogni scoria correntizia e mantenere l’autogoverno nel solco tracciato dalla Carta costituzionale è già ora e ancor più lo sarà nei mesi a venire il nostro quotidiano assillo, nella piena consapevolezza che ciò è quanto da noi si aspetta la grande maggioranza dei magistrati”. 

“Si è sempre detto che ‘senza memoria non c’è futuro’, ma io vorrei rovesciare questo adagio e dire che ‘senza futuro non c’è memoria’. Se la magistratura vuole degnamente conservare memoria e ricordo di Nicola Giacumbi, Girolamo Minervini, Guido Galli, Mario Amato, Gaetano Costa e Rosario Livatino deve partire dal loro esempio, e sul loro senso del sacrificio ricostruire il proprio futuro e la propria moralità. Lo può fare, ne ha la forza. Ma deve farlo ora, deve farlo subito”. Lo ha detto il vice presidente del Csm David Ermini nella cerimonia al Quirinale in memoria dei magistrati Giacumbi, Minervini, Galli, Amato e Costa, uccisi 40 anni fa dal terrorismo rosso e nero e di Rosario Livatino il giudice ragazzino,caduto 30 anni fa per mano della mafia. Ermini ha richiamato le parole pronunciate da Livatino, sull’indipendenza del giudice, che si sostanzia anche ” nella sua indisponibilità ad iniziative e ad affari, nella rinunzia ad ogni desiderio di incarichi e prebende”: “è il modello a cui ciascun magistrato ha il dovere di ispirarsi”.


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