Francia, migliaia in piazza in nome di Adama Traoré: “Morto per asfissia durante l’arresto”

PARIGI – Come l’America per George Floyd, anche la Francia oggi è scesa in piazza. In migliaia hanno manifestato a Parigi in nome di Adama Traoré, 24enne nero morto il 19 luglio 2016 nella caserma di Persan, nella Val d’Oise, quasi due ore dopo il suo fermo al termine di un inseguimento. Secondo una nuova perizia, la quarta dall’inizio dell’inchiesta e la seconda richiesta dalla famiglia privatamente, la sua morte sarebbe stata causata dalla tecnica di immobilizzazione adottata dai gendarmi, quella del “placcaggio ventrale”.

Il caso aveva già dato origine a diverse manifestazioni nelle banlieue parigine, ma oggi è diventato il simbolo francese della protesta contro le violenze della polizia dopo che la morte dell’afroamericano George Floyd a Minneapolis, negli Stati Uniti, ha scatenato cortei, ma anche violenze e saccheggi in diversi Stati americani.

Rassemblement gigantesque au tribunal de #Paris pour #Adama #GeorgeFloyd et toutes les victimes de #ViolencesPolicieres et de #racisme ! La pref l’avait interdit mais elle ne pèse rien face à la déterminant du peuple. #BlackLivesMatter #icantbreathe pic.twitter.com/DVjVrxDscn— Cerveaux non disponibles (@CerveauxNon) June 2, 2020


I manifestanti hanno risposto all’appello del comitato di sostegno alla famiglia e manifestato davanti al tribunale di Parigi sfidando il divieto della polizia. “Oggi questa non è più solo la battaglia della famiglia Traorè, è la battaglia di tutti voi, per tutti voi. Oggi, quando manifestiamo per George Floyd, lo facciamo anche per Adama Traorè”, ha dichiarato Assa Traorè, la sorella maggiore di Adama. “Ciò che sta accadendo negli Stati Uniti fa eco a ciò che sta accadendo in Francia”, ha aggiunto.

Molti gli slogan contro la polizia e i gendarmi, in un clima incandescente che ha fatto reagire duramente il prefetto Didier Lallement che ha protestato: “La polizia non è né violenta né razzista”. “Mi rendo conto del dolore di fronte alle accuse di violenza e di razzismo, ripetute all’infinito dal social network e da certi gruppi di attivisti nella polizia non ci sono razze, ci sono funzionari che si impegnano per la libertà, l’eguaglianza e la fratellanza e questo tutti i giorni”,  – ha scritto Lallement in un’email diretta ai 27.500 agenti della capitale. “Se qualcuno di noi sbaglia nell’esigenza di imparzialità e di eccellenza che fa parte di noi, sarà sanzionato come sempre fatto”. Domenica scorsa, in una banlieue difficile come quella di Bondy, si era svolta una manifestazione per chiedere “giustizia” per un adolescente di 14 anni gravemente ferito all’occhio dopo un fermo della polizia.

@prefpolice demande aux manifestants de se disperser en raison des troubles à l’ordre public constatés. pic.twitter.com/eXL9eLKdvn— Préfecture de Police (@prefpolice) June 2, 2020

La vicenda legata a Traoré è diventata negli anni una battaglia fra esperti, fra perizie che hanno scagionato gli agenti e controperizie chieste dalla famiglia che li inchiodano. Solo lo scorso venerdì, l’ultimo rapporto di alcuni periti giudiziari aveva esluso la responsabilità della polizia attribuendo la morte a un “edema cardiogeno” legato allo stato di salute di Traorè. “L’associazione tra sarcoidosi polmonare (patologia rara, ndr), cardiopatia ipertrofica e tratto falciforme (una malattia genetica, ndr)” ha “contribuito all’edema cardiogeno in un contesto d’intenso stress ed esercizio fisico, con alta concentrazione di tetraidrocannabinolo”, il principio attivo della cannabis. Il ragazzo, questa la conclusione dei medici, non sarebbe morto a acausa dell’arresto.
Sur le parvis du tribunal de Paris, la foule était compacte avant d’être dispersée par les forces de l’ordre.— Nesrine Slaoui (@NesrineSlaoui) June 2, 2020

Il nuovo rapporto rovescia le conclusioni e convalida la tesi dell’asfissia durante l’immobilizzazione, che la famiglia di Traoré sosteneva dall’inizio. La morte del ragazzo sarebbe stata causata, si legge, “da un’asfissia posizionale indotta dalla placcatura ventrale”, la tecnica di arresto usata dai gendarmi. “Nessun’altra causa è stata identificata”.


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