Franco Maria Ricci: “Venite a perdervi nel mio labirinto”

Perdersi. O ritrovarsi. È in questa ambiguità, in questa dicotomia da Giano bifronte, che risiede forse il fascino eterno dei labirinti. Fisici e spirituali al tempo stesso. Luoghi del divertimento e delle paure, della solitudine e dell’anelito, attraverso un percorso che parte dalle false certezze, si nutre via via di dubbi e sfocia nella consapevolezza.

Quasi una metafora dell’esistenza, che ha sempre ammaliato Franco Maria Ricci, il raffinato editore di Parma che ha dedicato la vita a pubblicazioni preziose e curatissime, dalla Biblioteca di Babele curata da Jorge Luis Borges alla ristampa in 18 volumi dell’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert. Non solo ammaliato, ma quasi ossessionato, se come racconta lui stesso, ne ha discusso per tutta la vita con personaggi come Roland Barthes, Italo Calvino e lo stesso Borges.

Fino a quando, nel 2005, ha rotto gli indugi e ha deciso di realizzare nella sua tenuta di Fontanellato, in provincia di Parma, il labirinto da sempre sognato. Il progetto viene affidato all’architetto Davide Dutto, che per il disegno si ispira ai labirinti raffigurati in due mosaici romani (arricchendoli con bivi e “trappole”). Mentre per la parte botanica la scelta ricade sul bambù, pianta amatissima da Franco Maria Ricci (che nella sua tenuta ne ha piantati oltre 200 mila esemplari, di 20 specie diverse).

I tempi della natura hanno poi seguito il loro corso, ed esattamente 10 anni dopo aver piantato i primi bambù del percorso, il Labirinto della Masone viene inaugurato il 29 maggio del 2015. Al centro, gli edifici che ospitano la collezione d’arte di Franco Maria Ricci, e che nel corso degli anni hanno fatto da sfondo a mostre, conferenze e concerti.

Un patrimonio che, come il resto d’Italia, ha vissuto due mesi di tempo sospeso a causa del lockdown. Ma ora, nel pieno della primavera, ritorna in vita e riapre i suoi cancelli lunedì 18 maggio, come annuncia lo stesso Franco Maria Ricci in questa lettera a Repubblica.

La lettera di Franco Maria Ricci

Cari amici,
Abbiamo attraversato giorni oscuri, di vite separate e di apprensione; ringrazio il Cielo di essere sfuggito a un nemico perfido con le persone della mia età.
Ho passato questo periodo – come tutti – nella mia casa, nei pressi di quel Labirinto che, in una primavera diversa da questa, sarebbe stato frequentato da moltissime persone.
Invece il Labirinto è stato per due mesi il luogo privato e silenzioso delle mie passeggiate, di quelle dei miei familiari, e di alcuni collaboratori che sono passati saltuariamente, per le attività che lo smart-working non permetteva loro di svolgere.
Camminare all’aria aperta tra verdi siepi di bambù e osservare giorno dopo giorno la crescita – velocissima – delle nuove canne, è stato il motivo principale, se non della mia salute, del mio benessere.
Per natura, sono una persona prudente. E con prudenza, ma anche con grande speranza nel futuro, partecipo a questa nuova fase che inizia.
Stadi, discoteche, cinema e teatri, più esposti ad addensamenti e a calche, sono destinati per il momento a restare chiusi, ma il 18 maggio di quest’anno, dopo il breve-lungo Medio Evo del lockdown, il mio Labirinto riaprirà i cancelli e il pubblico tornerà a disperdersi nell’intrico dei corridoi di bambù, mantenendo una rarefazione e un distanziamento imposti, non tanto da decreti, quanto dalla natura del luogo e dalla sua stessa planimetria.
Per fortuna, costruire il Labirinto mi ha consentito di ricavare, in uno spazio relativamente piccolo – circa duecento metri di diametro – oltre tre chilometri di percorsi.

È una forma molto antica di manipolazione dello spazio: Dedalo la inventò per un lockdown individuale: la clausura del Minotauro. Ma nei giorni in cui l’isolamento favoriva le fantasticherie mi è accaduto di promuoverlo mentalmente a ispirazione per il futuro.
Gli uffici e le fabbriche che oggi si dotano di barriere di plexiglas non fanno altro che costruire rudimentali abbozzi di labirinti trasparenti.
Esiste la credenza che, al contrario degli uomini, gli Spiriti, non avendo l’impaccio del corpo, si spostino solo in linea retta: secondo lo studioso Walter Leo Hildburgh certe popolazioni dell’India meridionale espongono all’esterno delle loro case motivi labirintici con funzione apotropaica, come amichevole avvertimento agli Spiriti cattivi di tenersi alla larga dalle abitazioni, all’interno delle quali non sarebbero in grado di muoversi.
Non credo che il Covid19 sia sensibile agli avvertimenti amichevoli né che i cancelli del Labirinto sarebbero in grado di fermarlo; ma all’interno della struttura troverà tutti gli ostacoli che è umanamente possibile frapporre alla sua circolazione, e nel bookshop saranno disponibili tutti gli strumenti di protezione individuale suggeriti dalla prudenza.
Alcune cose cambieranno: l’afflusso dei visitatori avverrà a scaglioni (10 persone ogni 15 minuti) e solo la prenotazione, sia online sia telefonica, assicurerà un ingresso senza attese.

L’Anonimo che creò la locuzione “Fare di necessità virtù” (una delle più belle della lingua italiana) indica, non solo a noi, la strada da seguire.
L’alternarsi delle presenze, mai troppo folte, agevolerà un’accoglienza più attenta e delicata.
Nelle sale spaziose e sanificate del Museo e della Biblioteca i dipendenti del Labirinto e i redattori della casa editrice metteranno a disposizione di un pubblico diradato tutte le loro cognizioni, soddisfacendo ogni curiosità; le visite saranno dunque, in certo modo, insieme libere e guidate.
Completerà l’offerta uno sconto del 20 per cento applicato alle vecchie tariffe.
Entriamo, non solo noi al Labirinto, in un periodo nuovo, dedicato alla sperimentazione; col tempo alcune delle soluzioni adottate verranno lasciate cadere, ma altre, credo, resteranno.
Mi piacerebbe che nel futuro non esistessero più certe invenzioni non proprio geniali, come le Ore di Punta.
Nei giorni del lockdown io e i miei collaboratori non siamo rimasti inattivi: abbiamo installato una serie di pannelli che ricostruiscono la storia dei Labirinti e un po’ anche la mia, che alla loro si è intrecciata; la Masone è diventata così un Metalabirinto, un Giardino delle Labirintacee.
C’è insomma qualcosa di nuovo, anche per chi il Labirinto lo conosce già.
Sono ancora qui e vi aspetto.
Franco Maria Ricc
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