Gaffe e sconfinamenti. La stagione dei tecnici che invadono la politica

Il governo ombra dei tecnici, con i virologi da talk show e sullo sfondo l’ineffabile Comitato tecnico scientifico, gli ayatollah della salute pubblica italiana. Con il lockdown il confine tra medicina e politica si è assottigliato fino a scomparire, le invasioni di campo dei camici bianchi, depositari dei segreti della pandemia, ormai una prassi quotidiana, le figuracce altrettanto. Alcuni virologi hanno fatto direttamente il salto di specie, da scienziati a politici, come Pier Luigi Lopalco, candidato in Puglia con il Pd, ormai noto come «il virologo di Emiliano». Altri sono stati tentati, come il professore Andrea Crisanti che è stato tra i papabili per entrare nelle liste del M5s in Veneto, e del primario Marco Bassetti sondato dal centrodestra in Liguria. La credibilità dei tecnici è scesa più rapidamente nel numero di contagi per attestarsi su un livello piuttosto basso: troppe previsioni sbagliate, troppi errori, troppe diagnosi contraddittorie, troppi protagonismi. Tuttavia la confusione di ruoli e la sovraesposizione mediatica hanno legittimato pareri e incursioni in territori che nulla c’entrano con la medicina. L’ultima è del professor Massimo Galli, secondo cui si dovrebbero cancellare le elezioni regionali e il referendum, temi giudicati «rinviabili» dall’infettivologo, a cui sembra «inappropriato» tenere delle elezioni perché, «come non erano opportune movide e discoteche, se fai le elezioni muovi milioni di persone». Ma se gli si fa notare che il calendario istituzionale non pertiene all’infettivologia, il professore si risente, «mi accusano di fare politica per togliere di mezzo alcune verità scomode» dice Galli, valutando querele per chi lo accomuna ai colleghi che invece si candidano. Come appunto Lo Palco, protagonista recente di uscite quantomeno discutibili, come la tesi per cui l’aumento dei contagi Covid in Italia è colpa dell’opposizione («Se noi abbiamo questa ripresa del Covid-19 è anche per effetto di una propaganda scriteriata di alcune forze politiche del Nord che doveva dire che il virus non esiste e che quindi potevamo tornare a curarci nelle cliniche del Nord perché sono sicure»).

La pubblicazione dei verbali del Cts poi ha resto evidente il ruolo avuto dai tecnici da febbraio in poi, una sorta di governo ombra che ha indirizzato l’esecutivo, guidato le scelte governative, consigliato quale linea seguire anche non in materia sanitaria. Come quando, nel marzo scorso, i membri del Comitato tecnico scientifico suggeriscono di tenere secretato il «Piano di organizzazione della risposta dell’Italia in caso di epidemia», per evitare «che i numeri arrivino alla stampa». Il Cts si è espresso su molti ambiti, dalla non opportunità di riaprire gli stadi al divieto di cantare nelle aule scolastiche (diffonde le goccioline), tanto che tra gli oltre 250 atti normativi sulla pandemia quelli partoriti dal Comitato scientifico sono un buon numero. Altrettanto attivo è un altro tecnico, anzi supertecnico, il commissario Domenico Arcuri. Sua la firma sulla gestione delle mascherine, come pure la regia dell’operazione ancora in corso, quella – altrettanto caotica – dei famigerati banchi a rotelle da fornire a tutte le scuole italiane (entro ottobre, si spera). Un vero sovragoverno dei tecnici, dietro a cui c’è poi un altro «non politico» pienamente regnante, l’avvocato Giuseppe Conte, deciso a tornare a fare il «tecnico», nelle aule universitarie, il più tardi possibile.


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