Gli specializzandi del Maggiore di Parma: “Da mesi lottiamo contro il virus. Ora dateci più diritti”

Fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria, a fine febbraio, gli specializzandi dell’ospedale di Parma sono stati chiamati a operare nel padiglione Barbieri dedicato ai pazienti affetti da Covid-19, al fianco di medici e infermieri che erano già in servizio e che non potevano, da soli, sostenere l’onda d’urto sollevata dalla pandemia.

“Siamo stati richiamati dagli altri reparti per convogliare le nostre forze ad arginare questa problematica: a causa della pandemia noi specializzandi, di tutte le scuole di specialità, ci siamo trovati da subito impegnati a contrastare l’emergenza. Per me si tratta della prima vera esperienza di lavoro. Prima avevo fatto solo delle guardie mediche”, così Matilde Aguzzoni, 28 anni, che, dopo la laurea in Medicina a Bologna, è subito entrata in specialità.


Un inizio drammatico e una sfida, sia dal punto di vista della esperienza umana che professionale, aspetti che non possono essere disgiunti: “Dopo più di 40 giorni ci stiamo abituando ma all’inizio non è stato facile adattarsi a questa realtà. Si tratta di confrontarsi con una patologia nuova, a tutti noi sconosciuta, che richiede di essere capita, tentando di seguire l’andamento del malato e scegliendo quali protocolli applicare. Inoltre, dal punto di vista della relazione, il paziente richiede di essere molto più monitorato perché non ha al suo fianco la figura di un familiare pronto a recepire le sue richieste per segnalarle al personale medico. Ci siamo soli noi, al fianco dei malati, ma questi non possono riconoscere le nostre figure, nascoste come sono sotto tuta, occhiali e mascherina”.Coronavirus, “al Maggiore di Parma netto miglioramento ma va rispettato il distanziamento”in riproduzione….


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