Governo, i malpancisti nel Pd: “Andiamo avanti. Ma quello che accade con i 5S ogni giorno dimostra che siamo alternativi”

Dubbiosi sin dall’inizio sull’alleanza con il M5s, i malpancisti del Pd appaiono particolarmente insofferenti in questo periodo per l’opposizione di una parte dei grillini su temi importanti, dal Mes ai migranti. Il disagio è reciproco, anche se in Base riformista, la corrente dell’ex ministro Luca Lotti, e tra gli ex giovani turchi orfiniani, ma anche tra alcuni milanesi vicini a Lia Quartapelle ed emiliani legati al governatore Bonaccini, circola a tratti una disposizione compassionevole: “A volte ci viene da dire ‘aiutiamoli’, ‘diamogli una mano'”. Il problema, spiegano, non è più soltanto ideologico. Il rifiuto ostinato di lavorare come un normale partito politico, la pretesa di restare un movimento senza strutture ben definite, sta creando il caos all’interno dei 5S. E non si tratta solo di lotte intestine per la scalata alla leadership. La questione, per i dem, è che “non si capisce da che parte vogliono andare”. L’andamento a zig-zag delle ultime settimane è la spia della mancanza di una guida, di un gruppo dirigente che sappia indicare dei binari lungo i quali muoversi senza incertezze.  “Non si sa con chi parlare”, si lamentano alcuni democratici, “non si capisce la loro visione, il fatto di essere diventati una forza di governo non li ha fatti crescere”.

“A volte per capire cosa vogliono davvero i cinquestelle servirebbe un ‘cremlinologo’ – spiega scherzando Andrea Romano, deputato ed esponente di Base riformista – quegli analisti che al tempo dell’Urss cercavano di interpretare cosa si muoveva dietro le tende impenetrabili del regime sovietico. Il Pd discute alla luce del sole, spesso con veemenza, ma poi tutti capiscono cosa vuole e come intende arrivarci”.


Un Movimento “che non ha superato ancora l’età adolescenziale”, come ha sottolineato anche il grillino moderato Giorgio Trizzino in una recente intervista a Repubblica.it. Ma oltre al tema dei 5s allo sbando, ce n’è un altro e riguarda la serietà. I pd più smaniosi sostengono che in una fase critica come quella attuale e in vista della ricostruzione che ci aspetta servirebbero meno “fenomeni” e più concretezza nelle scelte e nell’azione. Meno rumore, meno dichiarazioni roboanti e spesso infruttuose  e più “lavoro di cucina”. In una parola più serietà come si compete a una forza di governo che deve darsi modalità di decisione e condivisione più trasparenti, soprattutto in un tempo difficile come questo in cui gli italiani si aspettano dalla politica concretezza.Politica

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