Gualtieri contro tutti, blinda la riforma fiscale che stanga i redditi medi

La riforma fiscale è ancora allo studio, ha confermato domenica il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. E il riferimento è a «valutazione tecnica» della principale proposta in campo che è il sistema tedesco con aliquota continua. Il ministro Pd sta effettivamente valutando costi e alternative, ma lo sta facendo in perfetta solitudine. Su quella che potrebbe essere la più importante riforma del Conte bis non c’è il minimo confronto con la maggioranza, lamentano esponenti dei partiti della coalizione di governo. In primo luogo M5s e Italia Viva, ma anche i dem sono tenuti all’oscuro della ricetta alla quale lavora via XX settembre.

Un po’ come succede per il Recovery fund, sulla cui attuazione il premier Conte mantiene un controllo strettissimo, il nuovo regime dell’Irpef, degli assegni familiari e delle tax expenditures per il momento rimangono un affare dell’Economia.

La ragione è politica (mettere il timbro del ministero sulla riforma), ma anche economica: la riforma sarà a costo zero e i compromessi costano.

C’è l’assegno unico per le famiglie con figli, per il quale servono 10 miliardi di euro. Nella maggioranza e nel governo c’è chi spera che si possano in qualche modo drenare dal Recovery fund, facendoli figurare come risorse per il lavoro femminile. Ma Bruxelles, in primo luogo il commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni, non è disposto ad accettare un taglio delle tasse finanziato con un fondo destinato a competitività e sviluppo. Il tema è, comunque, politicamente gestibile.

Non si può dire la stessa cosa della riforma dell’Irpef. Gualtieri sta appunto lavorando a un sistema con un’aliquota media regolata da un algoritmo, senza le rigidità degli scaglioni in vigore oggi. Il presidente della commissione Finanze ed esponente di Italia viva, Luigi Marattin, parla di una «ossessione sulla progressività» che è «mal riposta perché il nostro sistema attuale è fin troppo progressivo e perché il sistema italiano ha bisogno di semplicità e trasparenza. Una funzione quadratica non è esattamente il massimo per raggiungere questi obiettivi». Altro tema potenzialmente divisivo nella maggioranza è quello della riduzione delle tax expenditures. Agevolazioni fiscali difficili da toccare. Interventi relativamente innocui per i contribuenti non danno i risparmi necessari a finanziare anche la riforma minima (l’assegno unico per le famiglie con figli).

Si torna, quindi, a parlare di un intervento sulle imposte sostitutive. Cioè i regimi fiscali speciali che comportano un’aliquota separata sul reddito. Massima attenzione al regime forfettario per le partite Iva fino a 65mila euro, per il quale sono allo studio dei ritocchi. Ad esempio un ritorno al limite massimo di reddito a 30mila euro. Un colpo alle partite Iva con redditi medi, compensato dall’inclusione dei lavoratori autonomi tra i percettori del futuro assegno unico per i figli.

Il Pd continua a difendere anche la riforma del pagamento delle imposte sul reddito delle partite Iva proposte dal direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, con una liquidazione mensile o trimestrale dei versamenti. Riforma citata anche ieri dal segretario dem, Nicola Zingaretti, come un favore alle partite Iva. Al contrario, sostiene l’ex vicemministro Enrico Zanetti, un modo per fare cassa a spese degli autonomi.


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