Huawei: ‘Con il 5G risposta più efficace alla pandemia’

“Con la pandemia probabilmente abbiamo avuto modo di riflettere sul fatto che se avessimo iniziato prima a implementare il 5G, forse avremmo avuto la possibilità di trattare questa crisi sanitaria pubblica con più efficacia” sotto vari punti di vista, dalla formulazione del vaccino alla messa in atto di misure di prevenzione del contagio. Lo afferma all’ANSA Catherine Chen, President of the Public Affairs and Communications Dept e membro del cda di Huawei.

Vista l’utilità delle nuove reti 5G, “prevedo che le persone diventeranno più favorevoli a questa tecnologia”, dichiara Chen, secondo cui “tecnologie come il 5G, l’intelligenza artificiale, il cloud e i big data in futuro saranno utilizzate sempre di più anche in uno scenario misto. Da questo punto di vista – aggiunge – vedo già un’attenzione molto dinamica da parte di tutti i Paesi”. “In Cina, anche se con il lockdown tante persone hanno dovuto rallentare il ritmo di lavoro, abbiamo accelerato l’implementazione del 5G e per quest’anno abbiamo l’obiettivo di implementare 550.000 base station 5G”, rileva la manager di Huawei. 

Tra le popolazioni mondiali “oggi esiste ancora un divario molto ampio dal punto di vista tecnologico” e “questa crisi sanitaria pubblica ci ha fatto riconoscere meglio le vere sfide che stiamo affrontando. Metà della popolazione mondiale non ha ancora internet, un miliardo di persone non hanno ancora accesso alla banda larga mobile”, afferma Chen. “L’obiettivo di Huawei, con il progetto Tech4All, è che tutti possano beneficiare dell’inclusione digitale – spiega – lavoriamo su diversi ambiti, ad esempio la parità dell’istruzione. Stiamo portando la connettività nelle zone povere per dare la possibilità a donne, bambini e giovani che non possono andare a scuola di avere un’occasione di formazione a distanza. Inoltre nelle aree remote africane stiamo facendo formazione sia alle donne che agli imprenditori che hanno avviato startup, per aiutarli ad avere un accesso più diretto alla tecnologia”.

Le iniziative riguardano anche la protezione ambientale. “Abbiamo un progetto in collaborazione con alcune organizzazioni per proteggere le foreste pluviali”, prosegue Chen. “Usiamo vecchi smartphone e tablet come sensori per rilevare, grazie all’intelligenza artificiale, i rumori relativi all’abbattimento degli alberi. Abbiamo implementato questo progetto in più di 10 Paesi e lo stiamo estendendo ad altre aree”.
   


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