I 40 dissidenti contro Di Maio: via Rousseau e i due mandati

Parole guerriere per mettere alla porta Vito Crimi e rottamare Davide Casaleggio e la piattaforma Rousseau. Una nuova riunione carbonara sul futuro del M5s. In risposta a quello che alcune fonti parlamentari chiamano «il caminetto», ovvero il consesso ristretto nelle stanze del ministero della Giustizia che si è tenuto la settimana scorsa alla presenza dell’ex capo politico Luigi Di Maio, del Guardasigilli Alfonso Bonafede e di altri big tra cui l’attuale leader Vito Crimi. Proprio da quel vertice a Via Arenula erano uscite fuori le voci di un voto imminente su Rousseau per decidere soltanto attraverso la piattaforma il futuro della leadership grillina: collegiale o con un unico capo politico. Retroscena interpretato nel gruppo come un blitz di Casaleggio e dei big per aggirare il confronto parlamentare. Che invece è quello che chiedono i circa quaranta deputati e senatori che si sono riuniti ieri. Lo definiscono «percorso partecipato» verso gli Stati Generali che dovrebbero tenersi all’inizio di ottobre, anche se non ci sono ancora convocazioni ufficiali. E premono sull’acceleratore per far partire il percorso addirittura tra pochi giorni, prima del voto del 20 e 21 settembre. Nel merito, le richieste dell’ennesima fronda parlamentare sono speculari al progetto portato avanti dalla deputata calabrese Dalila Nesci con la sua associazione «Parole guerriere». Innanzitutto lo «scippo» di Rousseau a Casaleggio per riportarla sotto il controllo parlamentare. Stesso discorso per il simbolo del M5s. Infine l’organizzazione del M5s sul territorio sul modello di un partito tradizionale e l’addio alla regola dei due mandati per i parlamentari.

Nesci, in rotta con Di Maio dall’anno scorso, quando bocciò la sua candidatura a governatore della Calabria, raccoglie attorno a sé una fetta di dissenso piuttosto ampia. E si dice che dietro questo gruppo si muovano pezzi grossi del calibro di Roberto Fico, Stefano Patuanelli, Paola Taverna. Oltre alla Nesci, in prima linea ci sono il fichiano Giuseppe Brescia, deputato presidente della Commissione Affari Costituzionali, il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia e il deputato palermitano Giorgio Trizzino, considerato vicino al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Agguerriti il deputato Diego De Lorenzis e il suo ex portaborse nella scorsa legislatura, il deputato Giovanni Vianello. DDS


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