I 5 Stelle accelerano sulla legge elettorale. Ira dell’opposizione

Preferenze sì, anzi meglio di no. Allora preferenze negative e voto disgiunto. E adesso un’altra apertura improvvisa, perché i «cittadini e non i partiti devono scegliere chi mandare in Parlamento». Nonostante sia uno dei punti del programma grillino delle origini, il M5s negli ultimi anni ha dato dimostrazioni di schizofrenia politica anche sulla reintroduzione delle preferenze. Ma partiamo dalla cronaca. Il blitz che fa trasecolare mezzo Parlamento porta la firma di Giuseppe Brescia. Il deputato pentastellato, presidente della Commissione Affari Costituzionali a Montecitorio, parla a Sky Tg24. «Nella discussione sulla legge elettorale il M5s chiederà di ritornare alle preferenze», spiega Brescia. Però il testo base del Germanicum, di cui Brescia è primo firmatario, non prevede la modifica dei listini bloccati dell’attuale Rosatellum. La proposta arriverà martedì in commissione alla Camera e il 28 settembre in Aula. Il grillino Brescia spiega: «Volutamente il testo base a mia firma non affronta il tema. Era negli accordi di maggioranza rimettere ogni decisione al dibattito in commissione». Arriva anche l’approvazione di Luigi Di Maio: «Ok alla discussione sulla legge elettorale, ora serietà e trasparenza». Freddezza dal resto della maggioranza. Italia Viva, che a luglio si era opposta alla calendarizzazione del testo, ha replicato con il capogruppo alla Camera Ettore Rosato: «Pensare di fare una legge elettorale forzando su tempi e su contenuti non è una buona idea». Dal Pd pensano che il M5s stia correndo. Lo spiega il deputato Stefano Ceccanti, capogruppo dem in commissione Affari Costituzionali: «Innanzitutto votiamo, martedì, il testo base, tutto il resto è un di più». Dal centrodestra attacca Giorgia Meloni, leader di FdI: «In un momento nel quale l’Italia rischia che quasi il 40% delle sue aziende non sopravviva, la priorità della maggioranza è riscrivere la legge elettorale». Meloni sferra un gancio ai giallorossi: «Credo che sia scandaloso che la sinistra e i 5 stelle ci vogliano riportare nel proporzionale, cioè un sistema che è una legge salva inciucio». Le fa eco Giancarlo Giorgetti che pare meno entusiasta di Matteo Salvini di votare Sì al referendum: «Accoppiata al referendum c’è la proporzionale pura, una cosa non trasparente e trasformista: mi terrorizza».

Per Mariastella Gelmini, presidente dei deputati di Fi «il testo base è già carta straccia e il M5s voterà a piacere». «Non è una novità d’altronde – aggiunge – è già accaduto nella passata legislatura con il tedesco, affossato nei voti segreti proprio dai grillini».

Un agguato, quello del 2017, preceduto dal voto contrario dei grillini proprio sulle preferenze. Quando il Movimento provocò il caos in commissione Affari Costituzionali non votando un emendamento dei bersaniani. Già al primo V-Day del 2007 Beppe Grillo parlava di «modifica della legge elettorale attraverso l’introduzione del voto di preferenza». E la questione è stata più volte oggetto di dibattiti nel M5s, spesso sotto traccia, perché tanti grillini lo giudicavano uno schema per perpetuare poteri clientelari. Nel 2014 il tentativo di tenere insieme queste istanze contrastanti: Grillo e Gianroberto Casaleggio presentarono la legge elettorale con la bollinatura ufficiale del M5s. Con due novità: preferenza «negativa» e panachage. La prima proposta consisteva nella possibilità data all’elettore di cancellare con una riga i nomi di uno o due candidati sgraditi. La seconda non era nient’altro che il voto disgiunto. E ora il M5s tira fuori le preferenze. Ancora.


Fonte originale: Leggi ora la fonte