Il 70% degli editori verso la cassa integrazione

Il 70% degli editori sta attuando o programmando la cassa integrazione. I titoli in meno pubblicati nel corso del 2020 si stima che saranno 21.000, anche se si concretizzerà il recupero. Le novità in uscita bloccate sono 12.500, 44,5 milioni di copie non saranno stampate e i titoli in meno da tradurre saranno 2.900. Non si arresta la drammatica situazione del mondo del libro e cresce il numero di chi si dice preoccupato dalla crisi.

E’ la fotografia che viene fuori dall’ultima rilevazione, riferita ai dati raccolti al 15 aprile, dell’Osservatorio dell’Associazione Italiana Editori-Aie sull’impatto che il Covid-19 avrà quest’anno sull’intera editoria italiana. E l’allarme che si alza nella Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore si fa ancora più preoccupante: “I dati sono la voce degli editori. Sono una richiesta d’aiuto, molto chiara e con conseguenze di grande impatto. Richiedono una risposta, con misure a doppia velocità: misure immediate, che sostengano la crisi di liquidità del settore, e misure strutturali per aiutare il mondo del libro a risollevarsi” dice il presidente dell’Aie, Ricardo Franco Levi.

“Aggiungo però, in questa Giornata mondiale del libro, un invito a tutti gli operatori del settore. È tempo di stare uniti e di muoversi coordinati. In questo spirito abbiamo lanciato un appello congiunto insieme ad Aib, l’associazione dei bibliotecari, e Ali, i librai, che indica una strada precisa per sostenere tutta la filiera, una strada che mi auguro governo e istituzioni vogliano intraprendere” afferma Levi.

Tengono solo eBook e audiolibri, con gli editori che testano la tenuta del mercato sugli store online: nel primo semestre solo l’1% degli editori dichiara infatti di aver riprogrammato al ribasso le uscite degli eBook. Il 10% quelle degli audiolibri. Che la situazione sia in peggioramento lo indica il ricorso alla cassa integrazione: in quindici giorni – dal 30 marzo al 15 aprile – si è passati da un 31% che iniziava a farvi ricorso a un 52%. Nel complesso tra chi vi sta già facendo ricorso e chi “non ancora, ma ci sta pensando”, o magari sta espletando la documentazione, si è passati in quindici giorni dal 64% di fine marzo al 70% delle imprese. Per il periodo maggio-agosto la percentuale di chi ha deciso di temporeggiare con le uscite rimandandole ulteriormente è salita al 42%, era il 34% il 30 marzo. Si punta in modo particolare sull’ultima parte dell’anno: solo l’8% degli editori, in calo rispetto alle precedenti rilevazioni, era il 13% il 30 marzo, immagina di rinviare i titoli di settembre-dicembre, sperando in un recupero natalizio.


Fonte originale: Leggi ora la fonte