Il co-watching e il dilemma degli eventi live al tempo del virus

Ok, si riapre: ci sentiamo già meglio all’idea. Ma il futuro degli eventi dal vivo quale sarà? Non è chiaro. Nei giorni scorsi ho registrato la proposta di Tomaso Montanari di aprire i musei alle scuole, e di Monica Guerritore di aprire i teatri agli studenti e nel frattempo portare il teatro in tv con registi di cinema, mentre qualche sindaco sta pensando di ospitare gli spettacoli all’aperto, in grandi spazi, con il pubblico distanziato bene. Certo per gli eventi dal vivo il 2020 rischia di essere l’anno zero, nel senso che probabilmente non se ne faranno: Google e Facebook, per esempio, hanno già detto che non ne faranno nessuno. E le cancellazioni in Italia, se escludiamo il campionato di calcio che potrebbe ripartire a giugno ma a porte chiuso (quindi, un live sterilizzato), ormai hanno scavallato l’estate e in molti casi (tipo il Salone del Mobile) finiscono direttamente al 2021. 

Nel frattempo c’è Internet. Che però nel migliore dei casi è un surrogato, inevitabile per restare vivi ma pur sempre un surrogato.  Il Salone del Libro di Torino ha aperto i battenti ieri sul web, e così farà la Milano Digital Week a fine mese. Il fatto è che un conto è fare un festival, che già nel nome indica che si tratta di una festa, e un altro è fare un webinar, che già nel nome trattiene a fatica uno sbadiglio. Un’altra videochiamata di gruppo? Per favore no. Il fatto è che sul web e sui social puoi fare un sacco di cose culturali e molti lo stanno facendo (penso fra gli altri agli appuntamenti quotidiani su Instagram di Jovanotti per la musica, Lunetta Savino per la letteratura, Massimo Bottura per la cucina). Belli, ma non siamo ingenerosi se diciamo che dal vivo è tutta un’altra cosa. Intanto perché cambia la nostra soglia di attenzione. Il nostro coinvolgimento emotivo. Persino una star del calibro di Lady Gaga quando ha organizzato il concertone di beneficenza anti covid-19 dalle case degli artisti lo ha fatto durare meno di due ore: e aveva nel cast gente del calibro dei Rolling Stones, Paul McCartney e Bocelli. Star assolute. Ma dopo un po’, se lo spettacolo lo segui sullo schermo del pc o del telefono,  l’attenzione scappa via.

Che fare, visto che il 2020 passerà tutto così? Qualcosa ci inventeremo, impareremo ad usare strumenti di regia televisiva per nobilitare i webinar; qualcuno potrebbe adottare la realtà virtuale per far finta che lo speaker sia su un palco scintillante invece che seduto nel tinello di casa; lavoreremo sulle durata e sull’impatto emotivo. Ma sempre lì staremo, fra il pc e lo smartphone. 

Per questo va seguito con attenzione quello che accadrà da oggi a domenica su HouseParty: è il social delle feste, e nel lockdown ha fatto il botto: si creano stanze di massimo otto persone e inizia la festa. Questo weekend inizia anche un festival: si chiama In The House e in cartellone prevede una quarantina di star che si esibiranno e che tutti potranno seguire nelle stanze con sette amici. I nomi sono davvero notevoli: per la musica Alicia Keys, Katy Perry, John Legend, Snoop Dog e Dua Lipa. Ma si sono anche grandi chef, campioni di work out, maestri di danza e guru di qualcosa. Rispetto ad altri format simili ci sono due differenze importanti: è tutto dal vivo, niente clip precotte; e la visione è di gruppo, il gruppo di amici con cui saresti andato al concerto. Per le serie tv Netflix, già lo fa, si chiame Netflix Party,  e durante la pandemia è andata alla grande. Si chiama co-watching e sì, non è come un evento dal vivo, ma finché non torneremo negli stadi, nei teatri, nei cinema e nelle discoteche, potrebbe diventare una abitudine. 


Fonte originale: Leggi ora la fonte