Il concorso, un Natale tra femminismo e sorellanza

“Ci sono due lati per ogni cosa, ora giratevi!”, così un elegante conduttore, con evidente ironia, invitava le belle concorrenti a mostrare il lato b in un teatro stracolmo di persone. Era Miss Mondo 1970. Questa forse la scena più forte de IL CONCORSO che mostra l’anima più autentica del femminismo anni Settanta, un femminismo militante, rumoroso e per certi versi da rimpiangere. Firmato da Philippa Lowthorpe, già regista della serie The Crown, e interpretato dall’algida attrice londinese Keira Knightley il film Bim – dal 25 al 27 dicembre sui circuiti di sale digitali MioCinema e #iorestoinSALA e, da gennaio, in Premium Video on Demand – racconta puntualmente quello che accadde a Londra con la protesta organizzata dal Movimento di Liberazione delle Donne britannico durante lo svolgimento della cerimonia di incoronazione di Miss Mondo 1970. Una serata che si annunciava indimenticabile seguita, come era, in mondovisione da oltre cento milioni di spettatori. Una vetrina comunque perfetta per una protesta essendo di fatto il programma televisivo più seguito in mondovisione. Qui, il 20 novembre, una squadra di attiviste pasionarie, a cui aderisce anche la più borghese e aspirante accademica, Sally Alexander (Knightley), fa irruzione sul palcoscenico del Royal Albert Hall interrompendo la diretta e facendo intervenire subito la polizia. Un’edizione comunque storica quella di quell’anno anche per un altro motivo: fu infatti incoronata allora per la prima volta una Miss Mondo di colore. Tornando a IL CONCORSO, sono tanti i personaggi che animano questo film brillante ma di evidente impegno politico, si va da Eric Morley (Rhys Ifans) e Julia Morley (Keeley Hawes), la coppia di coniugi che allora organizzava Miss Mondo fino al mitico conduttore Bob Hope (Greg Kinnear) che viene coinvolto come cerimoniere della serata. A vincere, come già anticipato, dopo una lunga interruzione dovuta al caos suscitato dalle attiviste, sarà un’incredula Jennifer Hosten (Gugu Mbatha-Raw), una Miss Grenada di colore che rese ancora più rivoluzionaria la serata. “Quello che mi è molto piaciuto della sceneggiatura – dice la Keira Knightley – è il fatto che la vicenda è raccontata da tre prospettive diverse: dal punto di vista delle femministe, da quello di Bob Hope e da quello delle candidate al titolo.” E ancora l’attrice londinese: “Il corpo delle concorrenti certo allora era considerato un oggetto sessuale: sfilavano sul palcoscenico, dovevano farsi prendere le misure e farsi assegnare voti da 0 a 10 e anche voltarsi per farsi valutare il fondoschiena. E questo non è bello” Frase cult del film, il tormentone “urlato” delle femministe fuori e dentro il Royal Albert Hall: “Non siamo belle, non siamo brutte, siamo solo arrabbiate, molto arrabbiate”.
   


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