Il finale è già noto. Quanto dura il film?

E venne il giorno in cui i Cinque Stelle ingoiarono il rospo del Mes, il piano salva Stati dell’Unione Europea, contro il quale avevano alzato barricate e minacciato sfracelli. È un film già visto sulla Tav, sul Tap, sull’Ilva, e pure sulla «immediata revoca» della concessione autostrade ai Benetton dopo il crollo del ponte Morandi. Quando si arriva al «vedo», puntualmente si scopre il bluff grillino e oggi il governo non cadrà sul voto del Mes come sembrava possibile. No, oggi i Cinque Stelle, e non solo loro, voteranno «si» all’odiato Mes solo perché è l’unico voto possibile per salvare la loro poltrona. Il che non vuol dire che tutto va e andrà bene. Anzi, giorno dopo giorno la strada di Conte si fa sempre più stretta, tanto che ieri ha dovuto rinviare il Consiglio dei ministri che doveva decidere sul piano per accedere ai fondi europei del Recovery Fund, facendo per questo infuriare la Germania.

Quello che stanno proiettando a Palazzo Chigi è un film già visto, per esempio negli ultimi governi sia di Prodi sia di Berlusconi. La prima scena racconta di parlamentari di maggioranza che tradiscono e cambiano casacca; si prosegue con minacce e ultimatum quotidiani sui giornali tra i soci di governo; poi c’è il colpo di scena dei peones dell’opposizione disposti a fare da stampella. Nell’ultima parte il governo si incarta, inizia l’attrito con l’Europa e a quel punto il finale, nonostante l’immancabile monito del Presidente della Repubblica, è scontato: crisi di governo.

L’unico punto di domanda oggi non riguarda quindi il finale, ma la durata del film, cioè per quanto ancora Conte riuscirà a tenere in piedi un baraccone diventato assolutamente inutile, se non addirittura dannoso, al Paese. «Non siamo disponibili a dare pieni poteri a Conte», ha ribadito ieri sera la vice di Renzi, Maria Elena Boschi, altra coppia specialista di penultimatum che fino ad ora non si sono mai trasformati in ultimatum irrevocabili. Ma questa volta nell’aria c’è qualche cosa di diverso, e non è il teatrino cui assistiamo. Dietro le quinte, dicono i ben informati, i lavori in corso per uscire dalla morsa immobilista di Conte, sarebbero in dirittura di arrivo. Non ci resta che aspettare, e non mi riferisco alle decisioni di Renzi e della Boschi, che non sono artefici ma semmai strumenti di un disegno ben più grande di loro.



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