Il folle piano di Grillo: più tasse, meno Pil e reddito a chiunque

Beppe Grillo prende a calci il Pd e rilancia il piano per la decrescita felice: reddito di cittadinanza per tutti, statalismo, Pil fermo e tasse per le imprese. In collegamento streaming con la sala Nassiriya di Palazzo Madama, dove sono riuniti, per un incontro sulle energie rinnovabili, i senatori grillini e il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, il garante dei Cinque stelle detta l’agenda al governo Conte. E prova a ricompattare il gruppo pentastellato, lacerato da guerre e veleni: «Voi siete i miei figli, vi amo da morire…». Grillo sogna una Repubblica fondata sull’assistenzialismo: «Lo Stato deve diventare una buona cosa non una cosa che prende per il c..o gli italiani come ha sempre fatto. E per fare questo non serve destra o sinistra ma ragionare su un reddito universale incondizionato che non sia un piatto di minestra, ti dò un reddito perché sei vivo, perché sei al mondo, è una grande battaglia. Istruzione e reddito possono portarci fuori dall’impasse di questi 30 anni».

Il comico dà il benservito ai sindacati («i sindacati sono rimasti nel ‘900. Oggi avremmo bisogno di sindacati digitali che conservano e tutelano i dati degli italiani che vanno alle multinazionali americane, sono miliardi di euro») e liquida il Pd, «la sinistra ha poche idee, la destra non le ha, noi ne abbiamo qualcuna: mettiamo insieme le energie».

È un vero e proprio manifesto politico che imbarazza gli alleati dem. Grillo illustra poi la sua ricetta per utilizzare i fondi in arrivo con il recovery fund: «Se con il Recovery fund la priorità è raddoppiare il Pil non abbiamo capito niente, io voglio uscire di casa e vedere più verde, non usare la macchina, sentire il rumore dell’acqua. In Paradiso non c’è niente, il Pil è zero, nell’Inferno il pil è a mille». Una minestra riscaldata. Parole dette e ridette. Il fondatore del Movimento cerca di riportare la sua creatura sulla strada originaria. Insiste sull’idea del ricorso alle energie rinnovabili: «L’energia da fossili deve costare molto, non poco, e tutte quelle tasse si possono redistribuire a sostegno delle rinnovabili». Ed evoca l’intervento dello Stato nelle aziende: «Se come Stato entro a finanziare l’attività di qualcuno ne deve conseguire che come Stato ti impongo di cambiare la tua visione, partendo dal piano industriale. Questo anche per le compagnie aeree ad esempio. Lo Stato deve entrare e dettare la linea guida».

La sorpresa arriva con la benedizione del telelavoro: «Dovremo abituarci a una città con il Covid. Una città più flessibile, ma il Covid-19 ha dimostrato che il telelavoro funziona, è straordinario. Funziona e fa risparmiare energia, traffico». Grillo è pronto a sottoporre il piano per decrescita felice a Confindustria: «Bisogna parlare alla Confindustria e dire sediamoci a un tavolo, per spiegare che alcune cose rovinano l’ambiente». Poi annuncia una grande riforma: «Un grande cloud sui dati degli italiani e un server europeo. Siamo le più grandi intelligenze del mondo: questi succhiano i dati». Arrivando a ipotizzare l’inutilità delle democrazie: «È paradossale che funzionino più le dittature delle democrazie… Siamo bloccati su stronzate gigantesche» dice Grillo. Il comico si infila nello scontro interno al Movimento e prova a spezzare una lancia in favore di Davide Casaleggio, il cui ruolo viene messo in discussione dai parlamentari 5s: «Io sono fuori, forse stando dentro si perde un po’ di libertà e si acquista in competenza, ma un punto di vista fuori ci vuole sempre. I cittadini devono poter andare avanti potendo dire la loro con dei sistemi tecnologici che noi per primi al mondo abbiamo fatto. E non è una difesa di Rousseau, è una difesa di una tecnologia che abbiamo fatto noi e dobbiamo ringraziare le persone che l’hanno fatta: Casaleggio padre e Casaleggio figlio». Grillo è tornato.


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