Il “giallo” dell’Abruzzo. Pressing delle Regioni contro le restrizioni

Nessuna zona rossa. Da oggi l’Italia è arancione e gialla. L’Abruzzo e la Toscana scendono in fascia arancione: «Da domani (oggi, ndr) riaprono i negozi, mercoledì le scuole medie. Mantenuto l’impegno di riaprire il commercio prima dell’Immacolata», annuncia il presidente Marco Marsilio, aprendo però un fronte con il governo, secondo cui la Regione dovrà aspettare fino a dopodomani per il cambio di colore. Il governatore toscano Eugenio Giani ha firmato una nuova ordinanza chiarire quali sono gli spostamenti e le attività consentite a partire da oggi. Ma invita alla prudenza: «Mi auguro che questo comportamento prosegua fino al periodo antecedente al Natale con afflusso regolare nei negozi stessi». E da ieri piste di sci di fondo aperte in Val d’Aosta: resta l’obbligo di distanziamento.

Rimane infuocata la polemica sui limiti imposti dal nuovo dpcm agli spostamenti per tutte le regioni a prescindere dal colore il 25, 26 dicembre e 1 gennaio, quando non si potrà uscire dai propri comuni di residenza. I governatori chiedono una marcia indietro all’esecutivo, che però respinge ogni ipotesi di modifica. In testa c’è il presidente della Lombardia Attilio Fontana: «Credo che il giorno di Natale, con questa norma, si rischi di creare un disastro sociale e umano, perché ci saranno tante persone anziane che non potranno incontrare i propri figli». Il divieto di mobilità tra i Comuni per il 25 dicembre «non ha minimamente senso, si cambi la norma prima di Natale». Le Regioni sono rimaste escluse da ogni decisione, ricorda Fontana: «La bozza del Dpcm è arrivata alle 2.30 di notte, ma decreto legge già stato approvato quindi tutte le discussioni su chiusure erano superate. Poi ci siamo ritrovati al mattino alle 10. Non avremmo mai potuto accettare una soluzione di questo genere – sottolinea -. Mi spieghi il ragionamento di una scelta per cui se i miei genitori abitano nel mio stesso comune posso andare a trovarli, se abitano a 500 metri in un altro comune no». Anche il presidente della Liguria, Giovanni Toti, sulla sua pagina Facebook, teme per lo scenario economico e sociale: «Perché costringere alla solitudine molte persone, che chiedono solo di trascorrere il Natale con una sola persona cara, solo perché vivono in un piccolo comune mentre nelle grandi città le famiglie si riuniranno?».

Il presidente della conferenza delle Regioni e dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini ammette che «siamo tutti perplessi». Le restrizioni sugli spostamenti tra comuni il 25, 26 dicembre e 1 gennaio hanno suscitato «una perplessità pressoché all’unanimità». Perché «sulle restrizioni siamo d’accordo, così come siamo d’accordo sul riavvio della scuola dopo le feste ma penso che una misura di buon senso si potrebbe trovare. Non stiamo parlando di stravolgere il provvedimento ma solo di buon senso», ha aggiunto. Il nodo è la disparità di condizioni tra chi vive nelle grandi città rispetto a chi abita nei piccoli comuni, magari limitrofi o isolati. Ma sui familiari che non possono trascorrere le feste con i parenti stretti nonostante abitino in un altro comune a pochi chilometri di distanza, il governo ha chiarito nelle faq che non c’è soluzione.



Fonte originale: Leggi ora la fonte