Il pasticcio dei test a chi rientra. E ora rischiano Berlino e Parigi

Il numero dedicato della regione Lombardia (116 -117) ai passeggeri che provengono da Croazia, Malta, Grecia, Spagna, è preso d’assalto per tre quarti della giornata. Ma quando una gentile voce risponde, è solo per suggerire un secondo numero di riferimento: un centralino automatizzato che rinvia a sua volta ad un sito internet dell’Ats di riferimento. Lo sconfortato viaggiatore è obbligato a fare il tampone, pena un’ammenda e un arresto fino a tre mesi. Ma dove e come lo può fare senza infrangere le regole e senza bruciare il resto delle ferie attaccato ad una cornetta?

Questo esempio la dice lunga su come procedono praticamente le nuove regole sui tamponi dei vacanzieri che rientrano dai paesi a rischio focolaio Covid. Un vero pasticcio. Certo, l’ordinanza del ministero è fresca di stampa e serve tempo per organizzarsi. Ma intanto i primi rientri dai paesi a rischio Covid ci sono già stati, altri ne arriveranno domani e pure a Ferragosto. E non è detto che a questi quattro paesi non se ne aggiungano altri. Francia e Germania hanno un’incidenza già alta di contagi e al ministero della Salute non escludono di estendere le regole sui tamponi anche ad altri paesi della Ue. Sembra solo una questione di giorni. Ma intanto chi è coinvolto dai nuovi obblighi deve districarsi tra i lacci della burocrazia. È dunque importante fare un po’ di chiarezza.

DOVE FARE IL TAMPONE

Innanzitutto i vacanzieri di rientro non sono in quarantena ma sono sottoposti a una misura precauzionale. Nessuno viene schedato, vale il principio della responsabilizzazione personale. Per loro è stabilito un controllo obbligatorio che si può però effettuare anche in altre regioni, gratuitamente. Purché l’autodenuncia venga segnalata alla Asl di riferimento della propria dimora entro 48 ore e nel frattempo, non si vada in pizzeria o non socializzi con gli amici del mare. L’Emilia Romagna non prevede isolamento in attesa del test.

AEROPORTI

Per i più temerari c’è sempre la possibilità di risolvere tutto in aeroporto. Ma per il momento solo in alcuni scali si effettuerà il test rapido, come Fiumicino o Malpensa, Ciampino e Orio al Serio. Altrove ancora non è chiaro se si avvierà la procedura di sorveglianza: c’è penuria di test rapidi e non tutte le regioni ne sono provvisti. Inoltre, anche se il risultato arriva entro 15 minuti, c’è il rischio di creare lunghissime attese e grandi assembramenti proprio dove il rischio di contagio è più alto. Quindi è preferibile tonare a casa e prendere contatto al più presto con una Asl che disponga i controlli sierologici. E, per snellire il percorso, il ministero della Sanità invita anche ad effettuarli all’estero, entro 72 ore dalla partenza.

IL TEST BREVE

Nei prossimi giorni, però, salvo scorte disponibili, i test brevi si potranno fare appena scesi dall’aereo. Qualcuno li ha già bocciati come inattendibili. Ma la validità, certificata dallo Spallanzani di Roma, si avvicina al 100% quando c’è alta carica virale, mentre crolla al 60% quando è bassa. E qui diventa un problema: si potrebbe gironzolare sereni nonostante si sia positivi (anche se meno contagiosi).

I VICINI DI CASA

La decisione di tamponare a tappeto è sofferta, ma sembra la via maestra per monitorare la gente che arriva dalle aree a rischio. La Spagna ha un’incidenza di contagi di 93 su 100mila abitanti, Malta 71, mentre curiosamente la Grecia si ferma a 15.5 e la Croazia a 20. Un’incidenza bassa che si deve incrociare però con altri fattori, come la presenza di località di vacanza, alta concentrazione di giovani, mancato rispetto di distanziamento. All’appello dei controlli ferrati sfugge la Francia in cui si sta drammaticamente alzando il livello di contagio pari a 30, mentre la Germania, nonostante le nuove impennate, si ferma, per il momento, a 10. Due sorvegliate speciali che potrebbero finire presto nella lista dei paesi da monitorare. Con i tamponi.


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