Il rapporto dell’Onu: “L’Iran blocca l’accesso ai siti nucleari”

L’IRAN sta continuando ad arricchire l’uranio nei suoi impianti a un ritmo sempre maggiore. E le sue scorte sono 8 volte superiori a quelle consentite dall’accordo “Jcpoa”. Lo ha certificato l’Aiea, l’agenzia Onu per l’energia atomica, che è stata incaricata dalle Nazioni Unite di controllare il programma iraniano per verificare che vengano rispettate le condizioni accettate nel “Jcpoa”. Il governo di Teheran inoltre da mesi ha rifiutato l’ingresso agli ispettori dell’Onu in due siti in cui sono in corso attività sul nucleare, operazioni che a questo punto l’Aiea non è più in grado di certificare.

La questione delle violazioni dell’Iran al Jcpoa (Joint common plan of action) è molto controversa: l’accordo venne firmato nel 2015 dall’Iran con i 5 membri del Consiglio di Sicurezza dell’Onu più la Germania. Si tratta dell’intesa che prevedeva che gli Stati Uniti, aallora guidati da Barack Obama, avrebbero interrotto le loro sanzioni economiche in cambio del congelamento del programma nucleare da parte iraniana.


Il problema è che nel 2018 gli Stati Uniti, con Donald Trump, hanno abbandonato l’accordo e hanno imposto nuove durissime sanzioni all’Iran. Per cui gli iraniani, anche se formalmente non hanno rinnegato il Jcpoa, si sono sentiti in diritto di riprendere ad arricchire l’uranio. Il processo di arricchimento dell’uranio è finalizzato a scopi di ricerca civile, ma anche al processo di costruzione di ordigni nucleari. E quello che la comunità internazonale voleva era proprio questo: evitare che l’Iran acquisisse ordigni nucleari.
Esteri

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