Il rider: “Noi, sfruttati anche al tempo del coronavirus e privi di diritti”

“Il Primo Maggio è una festa paradosso per noi. In questa giornata siamo costretti a lavorare molto più degli altri. Lo facciamo senza diritti, senza certezze. È un giorno che ci ricorda quanto siamo lontani dalla battaglia per conquistare i diritti come tutti». Mario Mazza 33 anni, è un rider e si prepara al super lavoro di oggi.

«Quando gli altri stanno a casa noi lavoriamo sempre di più – spiega – ci siamo abituati ma quest’anno è diverso, è più difficile per tutti, anche per noi».


Il suo lavoro è diventato simbolo dell’emergenza Covid. In questi due mesi di isolamento, gli unici a sfrecciare nelle città con i motorini, sono stati loro. Corrieri ipersfruttati, pagati da 2 euro e 50 a 5 euro lordi a corsa per percorrere chilometri e chilometri. «In 2 anni ho cambiato 3 motorini – spiega Mario – nei nostri guadagni ridotti dobbiamo calcolare anche l’assicurazione, la manutenzione, la benzina, i guasti. E poi c’è una concorrenza spietata tra di noi, oggi ancor di più». Circola sui social la foto di una fila lunghissima di rider mercoledì sera davanti ad una paninoteca del Vomero. Una foto simbolo del momento che viviamo. «Lavoriamo in condizioni difficili ma a volte penso che devo anche ritenermi fortunato. Il Primo Maggio non è la festa di tutti, non è la festa di chi il lavoro non ce l’ha e quest’anno saranno in tanti…».

Ieri è stata lanciata la campagna per i diritti della categoria, condivisa dai ciclo-fattorini di diverse città italiane, promossa dalla Cgil. Una lotta per la salute, la sicurezza e le tante tutele negate.
 



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